Le rughe sono il risultato delle emozioni provate e del carattere: la bellezza, ora, diventa un fattore psicologico. Questo è il risultato cui sono giunti in concertazione chirurghi estetici, cosmetologi e psicologi.

Ad ogni ruga corrisponde un significato che rimanda direttamente ad un’emozione provata e al modo con cui si affronta la vita; la bellezza, pertanto, si fa soggettiva e raggiungerla mediante ritocchi estetici più o meno invasivi non è più così scontato. Per esempio, chi presenta rughe verticali sulla fronte o intorno agli occhi vuol dire che spesso è preda della collera; gli occhi gonfi sono indice di una persona insonne; i fumatori hanno il “codice a barre” attorno alle labbra; infine, le zampe di gallina e le rughe orizzontali indicano una persona gioiosa e che ride spesso.

Di fronte alla richiesta di interventi estetici, i chirurghi ora antepongono lunghi colloqui psicologici, per assicurarsi che l’intervento sia realmente voluto o sia, in verità, solo frutto di un disagio che va ben al di là dell’aspetto esteriore e che coinvolge, invece, stati mentali di più vasta portata. Recenti studi e test psicologici hanno appurato che l’effetto di distensione della pelle è ottenuto soprattutto grazie a predisposizioni mentali.

Il solo massaggiare la crema sulla pelle conduce a effetti di distensione mentale che subito si ripercuotono positivamente sulla pelle. Allo stesso modo, sapere di utilizzare una crema antirughe molto costosa e dal packaging accattivante ha subitanei benefici mentali e l’impressione è che il prodotto funzioni immediatamente. Ciò significa che considerarsi belle è un fattore prima di tutto soggettivo: basti ricordare la grande Anna Magnani, che per nulla al mondo avrebbe rinunciato alle sue rughe, per avere le quali tanto aveva faticato.

Fonte: Ansa