Come è accaduto a Belgrado qualche settimana fa, una vera bufera ha travolto anche la marcia del Gay Pride in Russia.

Ostacolata dal governo, in un primo momento per questioni di sicurezza, pochi giorni fa la Corte Europea per i diritti ne ha difeso i principi, condannando il divieto imposto dal governo. Tutelando a tutti gli effetti la marcia e definendola legittima, in funzione dei diritti degli omosessuali. Nemmeno lo spazio di assaporare questa piccola vittoria che la voce della Chiesa Ortodossa ha tuonato violenta e minacciosa contro il mondo gay.

Dopo la breve apertura al dialogo, dimostrata nel 2009 dalle parole del patriarca Kirill che aveva invitato a non discriminare gli omosessuali, è di oggi la notizia del dietrofront della Chiesa Ortodossa.

Apprendiamo così dal Moscow News che diverse organizzazioni legate alla Chiesa Ortodossa e al suo Patriarca sono scese in campo invocando una legge che vieti questo tipo di manifestazioni, definite come un attacco alla moralità pubblica.

Il movimento, che fa capo alla Chiesa, è pronto per una raccolta firme, e a una serie di manifestazioni da inscenare davanti alla sede moscovita del Consiglio d’Europa.

Secondo i promotori dell’iniziativa, la sentenza della Corte Europea non riflette i valori della Convenzione europea sui diritti umani. Il gruppo ostruzionista si è così volgarmente espresso in proposito:

Sarebbe impossibile immaginare in una piazza di una città europea un meeting di persone che amano defecare in pubblico.