Sabina Guzzanti, attrice comica da tempo impegnata nel sociale, ha ricevuto diverse querele durante la sua lunga carriera di controinformazione. Quella ricevuta ieri, tuttavia, rischia di diventare la più curiosa fra tutte quelle subite fino a oggi: Andrea Vantini, l’ideatore dell’inno del PDL “Menomale che Silvio c’è”, l’ha denunciata per uso illecito del proprio brano nel film “Draquila: l’Italia che trema”.

La pellicola, che un certo ostracismo ha subito dai cinema nostrani nonostante abbia ottenuto un ottimo successo al Festival di Cannes, racconta in modo dettagliato la vicenda del terremoto di L’Aquila, dimostrando come gli interessi politici superino di gran lunga il bene dei cittadini. È anche grazie a questo film che, ad esempio, il pubblico ha potuto rendersi conto dell’uso improprio dei “Grandi Eventi” da parte della Protezione Civile, a cui si è ricorso per favorire personali investimenti da parte dei politici.

Nonostante le fitte polemiche sollevate da “Draquila”, non vi erano ancora state rappresaglie dal punto di vista legale, forse anche perché i fatti raccontati sono verificati e verificabili. Nessuno avrebbe mai pensato, tuttavia, che a portarla in tribunale sarebbe stato l’inno più chiaccherato degli ultimi anni: “Menomale che Silvio c’è“.

La canzone, scritta per le elezioni politiche del 2008, elenca tutti i pregi del presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Il video presenta una serie di persone comuni che, durante le attività lavorative quotidiane, sorridenti intonano questa lode al leader del PDL. Di questo curioso brano, dalla sua immissione nei circuiti informativi, sono state create diverse versioni ironiche tanto che, per diverso tempo, è stato uno dei must di YouTube.

In “Draquila”, la Guzzanti intona “Menomale che Silvio c’è” durante un ironico comizio con la popolazione aquilana, con tanto di travestimento per ricordare il Presidente del Consiglio. Un uso non autorizzato che, a quanto pare, non è piaciuto a Vantini: l’uomo è arrivato a chiedere l’eliminazione fisica di tutte le copie del film attualmente in circolazione, compresi i master.

Non è, però, solo la Guzzanti a essere colpita da questa querela: anche Erik Gandini di “Videocracy” e il documentario “The Berlusconi Show” della BBC hanno ricevuto un trattamento simile. Anche in questo caso, l’inno di Vantini è stato utilizzato senza autorizzazione.

Il sospetto, però, è che si utilizzi la motivazione di “Menomale che Silvio c’è” per attaccare registi e artisti non perfettamente allineati con la filosofia di governo. Per questo, risulta naturale chiedersi dove sia finito il sacrosanto rispetto per la satira, elemento imprescindibile di ogni democrazia, soprattutto quando a farla è una donna che, oltre a essere molto preparata, dimostra ampiamente come il genere femminile sia lontano dallo stereotipo della donna oggetto che la TV e proprio il cinema ci propongono.