Safe House – Nessuno è al sicuro” è il nuovo film d’azione del regista svedese Daniel Espinosa dedicato agli intrighi spionistici visti attraverso gli occhi di Denzel Washington e Ryan Raynolds. Ambientata nella cornice di un suggestivo Sud Africa, la pellicola è una corsa contro il tempo alla ricerca della verità fatta di corse in automobile, inseguimenti frenetici, fughe e sparatorie all’ultimo respiro.

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A vestire i panni dei due protagonisti ci sono Denzel Washington e Ryan Reynolds; Washington, dopo anni in pellicole piuttosto sottotono, torna finalmente sul grande schermo con un ruolo al livello della sua caratura mentre il giovane Reynolds riesce a far sua una parte degna di rilievo. Nella rosa dei comprimari compaiono poi i nomi di Sam Shepard, Brendan Gleeson, impegnato nel recente Albert Nobbs, pellicola che si è guadagnata ben tre nomination agli ultimi Academy Awards, e Vera Farmiga.

Tobin Frost (Washington) è un ex agente dei servizi segreti statunitensi che si è macchiato della colpa di aver tradito il governo e venduto alcuni segreti militari. Catturato, viene trasferito in una safe house, una casa protetta, a Weston in Sud Africa; in ballo c’è un’importante rivelazione sul quale sia l’Intelligence che alcuni mercenari vogliono mettere le mani. Quando saranno proprio gli ultimi ad attaccare la residenza, Frost scappa con l’agente Matt Weston (Reynolds), guardia impegnata nella safe house da poco, che dovrà scontrarsi con il modus operandi dei piani alti.

Dal ritmo incalzante e dalle immagini ad alto impatto visivo, “Safe House” rispetta tutti i dettami del genere proponendo al pubblico poco meno di due ore di adrenalina allo stato puro, grazie anche alle scelte stilistiche di Espinosa che gioca benissimo i suoi assi nella manica. Immagini rapide, scattanti, con un susseguirsi di eventi che fondono l’azione con lo spionaggio in salsa U.S.A. ricreano quel giusto clima d’ansia che non abbandona fino al finale nella media.

Se nella prima parte prevale senza ombra di dubbio la presenza scenica e l’intensità interpretativa di Denzel Washington, relegando a un posto di secondo piano il personaggio interpretato dal suo comprimario, Reynolds riprende in mano le redini della situazione dalla seconda metà della pellicola costruendo un personaggio costretto a trovarsi faccia a faccia con i suoi ideali d’onore e amor patrio e il pugno di ferro delle istituzioni, un conflitto che lo costringerà a rivedere radicalmente le sue posizioni.

Unica pecca che emerge di prepotenza una volta apparsi i titoli di coda, imputabile a una scelta poco azzeccata in fase di scrittura, è una certa vena di superficialità che non riesce ad approfondire i risvolti psicologici dei personaggi lasciandoli appena accennati in favore di un’azione al fulmicotone, aiutata anche da una fotografia degna di nota che accompagna alla perfezione i repentini cambi d’umore della pellicola.