Tre adolescenti su 4 sono convinti che il bullismo online sia la cosa più pericolosa a cui si deve far fronte nella vita. Così dice una ricerca promossa da Save The Children sui ragazzi e il cyberbullismo, perfetto commento del Safer Internet Day 2013, la giornata internazionale della sicurezza in Rete.

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I ragazzi tendono ad associare i maggiori rischi derivanti dall’uso di Internet più ai comportamenti che non ai contatti. I pericoli che preoccupano di più gli adulti sono raramente citati dai ragazzi. Infatti solo l’1% dei ragazzi fa riferimento ai pericoli legati alla condivisione di informazioni personali, così come quasi nessuno fra loro cita rischi economici, l’uso eccessivo di internet, il gioco d’azzardo. Il pericolo dello “sconosciuto” o del “pedofilo” è molto vago.

Il bullismo, invece, è al centro delle loro paure e anche delle loro esperienze personali. I casi di Carolina e Flora – due ragazze italiane recentemente colpite dal bullismo dei coetanei che ha avuto conseguenze, nel primo caso, tragiche – hanno tolto il coperchio a una situzione ormai fuori controllo.

La ricerca di Save The Children svela che 4 minori su 10 sono testimoni di atti di bullismo online verso coetanei, percepiti “diversi” per aspetto fisico (67%) per orientamento sessuale (56%) o perché stranieri (43%). I minori italiani riconoscono nel cyberbullismo la principale minaccia che aleggia sui banchi di scuola, nella propria cameretta, nel campo di calcio, di giorno come di notte. E percepiscono, soprattutto le ragazze, alcuni degli ultimi tragici fatti di cronaca molto (33%) o abbastanza (48%) connessi al fenomeno.

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Per tanti di loro, il cyberbullismo arriva a compromettere il rendimento scolastico, erode la volontà di aggregazione della vittima (65%, con picchi del 70% nelle ragazzine tra i 12 e i 14 anni) e nei peggiori dei casi può comportare serie conseguenze psicologiche come la depressione (57%, percentuale che sale al 63% nelle ragazze tra i 15 e i 17 anni). Più pericoloso tra le minacce tangibili di tutto il resto: droghe, malattie sessualmente trasmissibili, adulti malintenzionati.

La ricerca (che potete scaricare cliccando nel link in fondo all’articolo) è estremamente accurata e individua le strategie dei bulli e le possibili contromosse. Il bullo cerca il “diverso”, lo isola e poi colpisce. I metodi sono quelli ormai noti: ruba e-mail, profili, messaggi privati per poi renderli pubblici, invia sms aggressivi e minacciosi (lo fanno soprattutto le femmine preadolescenti, la cui percentuale raggiunge il 61%), vengono appositamente creati gruppi “contro” su un social network per prendere di mira qualcuno, oppure diffonde foto e immagini denigratorie o intime senza il consenso della vittima. La modalità d’attacco preferita dai giovani cyberbulli è la persecuzione della vittima attraverso il suo profilo su un social network, nel 61% dei casi.

I motivi sono i più squallidi: l’aspetto estetico, l’orientamento sessuale, la timidezza, l’essere straniero, la bellezza femminile che “spicca” nel gruppo, persino la disabilità. Sono i minori stessi a dire di trovare perlopiù conforto nella sfera familiare, con la quale il 71% dichiara di vivere relazioni sostanzialmente positive e rasserenanti, facendone il luogo primario della ricerca della soluzione al problema. Forte comunque la spinta all’apertura nella ricerca della soluzione (per il 77% bisogna parlare con un genitore, o con gli insegnanti per il 53%; il 29% suggerisce di chiudere il profilo o sospendere la sim, il 25% dice che occorre segnalare l’abuso online, il 23% suggerisce di cambiare frequentazioni).

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Quando si chiede ai ragazzi quali contromisure adottare per arginare il fenomeno, la maggior parte suggerisce attività di informazione, sensibilizzazione e prevenzione che prevedano il coinvolgimento ad ampio raggio di scuola, istituzioni e degli stessi genitori. Infatti nonostante più della metà delle mamme condivida foto, video e informazioni con i figli attraverso i social network e ne conoscano le credenziali d’accesso per monitorare la loro dimensione virtuale – le cosiddette mamme sentinelle – il 41% dei ragazzi invoca maggiore vigilanza da parte dei genitori ed è consapevole del ruolo e delle responsabilità in capo ai gestori delle piattaforme social in primis, cui si appella il 41% dei minori per l’adozione di contromisure, insieme ad un 24% che chiede l’intervento dei gestori telefonici.

Fonti: Save The Children ; Safer Internet Day