La vicenda che ha coinvolto in prima persona Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la vedova iraniana di 43 anni, madre di due figli e condannata alla lapidazione per adulterio, ha attirato l’attenzione di molti e praticamente tutto il mondo si sta mobilitando affinché la donna non venga giustiziata.

Sakineh Mohammadi Ashtiani è attualmente reclusa in carcere, ma gli appelli per salvarla sono in tanti, dalla Francia all’Italia. Il problema è che la sua condanna a morte è l’estremizzazione della condizione di milioni di donne iraniane, che non hanno pari diritti in nulla rispetto alla controparte maschile: la diseguaglianza fra uomini e donne è ancora qualcosa di impressionante.

La stessa iraniana ha tentato di far sentire la sua voce in qualche modo: di recente, infatti, sono riuscite ad arrivare le sue ultime parole con le quali la donna ha voluto far sapere a tutti quanto sia forte la sua paura di morire, chiedendosi incredula come sia possibile morire a sassate.

La sua posizione legale non è ancora chiara: dopo la confessione che lei ha fatto sotto minaccia durante l’interrogatorio, la donna ha ritrattato tutto e due dei cinque giudici l’hanno ritenuta non colpevole, affermando che non erano state trovate prove valide per il suo reato di adulterio e che la fustigazione fosse già una pena abbastanza grave. Gli altri tre, invece, l’hanno ritenuta colpevole anche in assenza di prove certe.

La pena è stata temporaneamente sospesa, il suo avvocato difensore è sparito e non si sa come andrà a finire. Ma ora Sakineh può contare sulla solidarietà di tutto il mondo, sperando che gli aiuti possano bastare a salvarla.

Firma l’appello di Amnesty International;

Firma l’appello di Repubblica.