Sembra un incubo senza fine quello che sta vivendo, ormai da diverse settimane, la donna iraniana condannata alla lapidazione con l’accusa di adulterio. Tutto il mondo si mobilita per salvare la vita a Sakineh Mohammadi-Ashtiani, il cui nome rimbalza ormai su tutti i media mondiali.

Le mobilitazioni e le proteste per tentare di fermare la crudele decisione delle autorità iraniane stanno avendo luogo in molte parti d’Europa, prima fra tutte la Francia.

Solo qualche giorno fa, inoltre, il giornale ultraconservatore iraniano Kayhan pubblicava insulti e parole poco decorose nei confronti di Carla Bruni-Sarkozy la quale, insieme ad altre influenti personalità del mondo politico, dello spettacolo e della letteratura, sta combattendo la causa di vita per Sakineh.

Oggi, la protesta arriva anche in Italia che, così, prende parte a una battaglia divenuta, ormai, di respiro internazionale. Le gigantografie del volto di Sakineh saranno esposte davanti a Palazzo Chigi, ma anche nel centro di Firenze e in piazza del Campidoglio.

I ministri Mara Carfagna e Franco Frattini hanno dichiarato:

L’Italia e gli italiani sono dalla parte di Sakineh. Un’azione senza precedenti per mobilitare le coscienze e contribuire a salvarla da una sentenza brutale e inaccettabile, la lapidazione.

Nonostante tutto, però, le ore trascorrono nel terrore per Sakineh Mohammadi-Ashtiani e, secondo i racconti del figlio 22enne Sajad, è sottoposta a un incredibile stress psicologico, una vera e propria tortura.

Le autorità iraniane, infatti, continuano a dichiarare che la decisione non è ancora stata presa ma sembra che, nel frattempo, “si divertano” a comunicare alla donna la sua imminente morte che, però, in realtà non avviene mai. Le fanno, così, firmare un testamento, dettare le sue ultime volontà, abbracciare per l’ultima volta i compagni di cella in attesa dell’esecuzione fasulla del giorno successivo.

La stanno uccidendo ogni giorno con tutti i mezzi possibili.

Sarebbero state queste le parole di Sajad dopo aver appreso dalla madre, con la quale comunica raramente al telefono, dello stress psicologico a cui era sottoposta.

Oggi pomeriggio, la nostra Capitale ospiterà una manifestazione per difendere la causa di Sakineh ma, nel frattempo, tutti possono contribuire a esprimere il proprio dissenso nei confronti dell’inaudita violenza verso cui si sta lentamente dirigendo.

Firma l’appello di Amnesty International;

Firma l’appello di Repubblica.