La sua storia ormai è conosciuta da tutto il pianeta, è l’ennesima violenza compiuta da una religione estremista che senza mezzi termini relega la donna ad oggetto dell’uomo. Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana di 43 anni condannata alla lapidazione perché accusata di adulterio, sta ricevendo continui messaggi di solidarietà da tutto il mondo.

L’ultimo di questi, in ordine cronologico, è quello che le rivolge la première dame francese Carla Bruni, parlando a nome suo e di suo marito, il presidente Nicolas Sarkozy, già al fianco di Bernard Kouchner, capo della diplomazia d’Oltralpe impegnato nel tentativo di salvare la vita della donna facendo pressioni sul regime iraniano.

Dal fondo della vostra cella, sappiate che mio marito difenderà la vostra causa senza sosta e che la Francia non vi abbandonerà. Come si può tacere davanti alla notizia della sentenza che è stata pronunciata contro di voi? Spargere il vostro sangue, privare due bambini di una madre, ma perché? Perché avete vissuto, perché avete amato, perché siete una donna, un’iraniana? Con tutta me stessa mi rifiuto di accettarlo.

Se in un primo momento il rinvio della sentenza lasciava ben sperare per le sorti di Sakineh, ora che anche il suo avvocato è stato costretto a fuggire, si teme per la vita della donna. La sua unica colpa, confessata dalla donna a seguito di 99 frustate, è stata quella di aver avuto rapporti con uomini diversi da suo marito, per giunta morto. Che tipo di rapporti fossero però, non è stato ancora precisato.

Ora Sakineh può contare soltanto sull’aiuto e la solidarietà di tutto il mondo, dai singoli appartenenti alle etnie più diverse alle associazioni che si battono per i diritti umani, dalle campagne e gli appelli alle raccolte di firme solidali, quale quella promossa da Repubblica.