Qualche settimana fa la notizia dell’ennesimo episodio di violenza ai danni delle donne islamiche aveva fatto il giro del mondo. Una donna 42enne, Sakineh Mohammadi-Ashtiani, era stata infatti condannata a morte per lapidazione perché accusata di adulterio da un tribunale iraniano.

L’appello straziante e disperato dei due giovani figli della donna era riuscito a scatenare mille ovvie polemiche e, con esse, decine di manifestazioni contro una simile barbarie. La pena è stata temporaneamente sospesa ma Sakineh Mohammadi-Ashtiani rischia ancora di morire solo perché ha avuto rapporti extraconiugali con due uomini.

La legge iraniana non tollera simili comportamenti da parte delle donne che si ritrovano, così, a pagare con la vita le scelte che la comunità in cui vivono considera inaccettabili. Ma ora, a distanza di settimane, arriva un’altra notizia che riguarda l’avvocato difensore di Sakineh Mohammadi-Ashtiani.

Mohammad Mostafai, questo il suo nome, è un noto attivista nella lotta per il riconoscimento dei diritti umani ed era stato convocato due volte dalle autorità iraniane per essere interrogato ma, come era prevedibile, non si è presentato.

Dopo alcuni giorni, le autorità hanno emesso contro l’uomo un mandato d’arresto e questo è quanto si legge a riguardo sul sito dell’opposizione Rahesabz:

Gli agenti di sicurezza si sono presentati sabato nell’ufficio di Mohammad Mostafai, ma l’avvocato in quel momento non era in sede. Non sono riusciti ad arrestarlo. Ma sabato sera, hanno arrestato sua moglie, Fereshteh Halimi, e il fratello di lei, Farhad Halimi, vicino al suo ufficio. Da allora non si hanno notizie di Mohammad Mostafai.

L’avvocato rappresentava, di certo, una grande speranza di salvezza per la donna che rischia di morire e che ha visto, così, diminuire notevolmente le sue possibilità di sopravvivenza alla crudeltà della legge iraniana.