L’allarme sulle reali condizioni di vita di Sakineh Mohammadi-Ashtiani è stato lanciato dal presidente dell’associazione dei Rifugiati Iraniani residenti in Italia, Karimi Davood. A quanto emerge, il destino di Sakineh sarebbe già segnato e la sua condanna potrebbe avvenire nelle prossime ore.

Abbiamo ricevuto dall’Iran fondate informazioni di un’accelerazione dei tempi dell’esecuzione: potremmo essere alla vigilia dell’impiccagione.

In Iran vorrebbero procedere con l’impiccagione, in modo da porre l’opinione pubblica davanti al fatto compiuto.

Per questo motivo, è stata vietata la scarcerazione del figlio della donna, e del suo legale, fino a nuovo ordine.

Ad accelerare la condanna nei confronti della donna che, ricordiamo, è accusata di complicità con il suo amante nella morte del marito, forse la confessione della compagna di cella.

Parole che scagionavano completamente Sakineh dal reato di omicidio e di cui ci eravamo occupati anche noi.

Un’ulteriore conferma che queste voci potrebbero essere reali arriva dalla presidente del Comitato contro la lapidazione, Mina Ahadi:

Abbiamo ricevuto anche noi indicazioni di questo tipo. Ci sarebbe una lettera dell’Alta Corte di Teheran a Tabriz in cui si chiede di non rilanciare il figlio di Sakineh e il suo avvocato fintanto che la donna non sarà giustiziata. Ricordiamo che il figlio e l’avvocato di Sakineh sono ancora in prigione. È fondamentale che l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, il Parlamento europeo, il Consiglio dell’UE, il Dipartimento di Stato USA e tutti i governi democratici compiano ogni sforzo possibile per evitare l’esecuzione della donna.

Importante, perciò, mantenere alta l’attenzione nei confronti di questo caso, facendo circolare il più possibile le informazioni.