La salute degli italiani negli ultimi anni è sempre più a rischio per via di un’alimentazione scorretta, una vita sedentaria e un eccessivo consumo di alcol, soprattutto per quanto riguarda i giovani. L’Italia continua ad invecchiare e le previsioni non sono più rosee nemmeno per le donne, visto che sono ormai caduti vecchi cliché come il fatto che loro vivano meglio e più degli uomini.

Una situazione allarmante, questa, fotografata da un recente rapporto condotto da Osservasalute, presentato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e che analizza lo stato di salute della nostra popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle varie regioni che compongono il Bel Paese.

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Le donne tendono ad assumere stili di vita sempre più “maschili”, ad esempio è aumentato tra loro il consumo di alcolici e sigarette e conducono una vita più sedentaria rispetto al passato. Vi è per entrambe i sessi una tendenza all’invecchiamento precoce, soprattutto per via dell’eccessivo peso della popolazione: ogni anno, in Italia, circa 50 mila decessi vengono attribuiti all’obesità, che comunque non è più un problema relegato maggiormente agli anziani ma colpisce ormai in modo considerevole bambini e adolescenti.

Più di un terzo della popolazione adulta è in sovrappeso, mentre circa una persona su dieci è obesa. Le regioni meridionali presentano una percentuale più alta di persone con troppi chili in eccesso e obese rispetto alle regioni settentrionali, e la quota dei sedentari è pari al 40,2 per cento. Si fa troppo poco sport, soprattutto in maniera continuativa, e questo di certo non aiuta a mantenere il proprio corpo in salute.

A compromettere la salute degli italiani, spiega Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma:

“contribuisce anche il deteriorarsi, soprattutto nelle regioni in difficoltà sul piano economico, di interventi adeguati per mancanza di investimenti nella prevenzione. A ciò si aggiunge il problema della chiusura degli ospedali che, sebbene concepita per razionalizzare il sistema, determina però poi la riduzione dei posti letto e della ricettività per le emergenze. In dieci anni di federalismo sanitario, con la sanità ormai trasferita interamente alle regioni, il problema è che quelle deboli corrono il rischio di essere travolte”.

Un quadro preoccupante, dunque, per via delle abitudini di vita sbagliate e per via di una sistema sanitario non perfettamente funzionante in quanto a prevenzione. Che non sia giunta ora di voltare pagina e iniziare a salvaguardare finalmente la nostra salute?