Il latte non è un gioco da ragazzi. Nel senso che è per tutti, non soltanto per i più piccoli. Ricco di proteine nobili, sali minerali e vitamine, viene da sempre indicato come una specie di “oro bianco” indispensabile per la prima infanzia e in generale nella dieta alimentare. Tutto vero, ma fermarsi qui non gli rende giustizia. È ottimo anche per gli adulti, ma c’è latte e latte e bisogna imparare a fare i dovuti distinguo.

La vitamina D svolge la funzione di fissare il calcio, essenziale soprattutto per i bambini perché aiuta la costruzione delle ossa. Ma il quadro completo delle proprietà nutritive rende il latte assolutamente idoneo nella dieta anche una volta cresciuti. Nonostante le diverse scuole di pensiero resta un alimento sano e completo. Ma occorre porsi delle domande.

Intero o scremato? Fresco o a lunga conservazione? Il primo è di senz’altro il più nutriente, e lo si intuisce già dal nome. Questo perché viene sottoposto a un minor numero di lavorazioni industriali, il cui scopo è eliminare i grassi, sì, ma purtroppo non ci si ferma a quelli. Certo, in caso di dieta dimagrante, o comunque di un regime alimentare che richiede un controllo dei lipidi assunti, va da sé che il latte scremato sia quello da preferire. Una scelta quasi obbligata che consente un risparmio di venti calorie ogni cento grammi di prodotto. Possibilmente fresco, perché quello a lunga conservazione viene “purificato” (cioè privato della sua carica microbica) per mezzo dell’alta temperatura. Ma così viene a mancare anche buona parte delle vitamine. E il latte non è più latte.

Attenzione anche alle sue varianti. In quello in polvere, ad esempio, le proteine non sono più quelle originarie a causa dell’evaporazione dell’acqua a temperature altissime. E il latte condensato? Subisce l’aggiunta di zuccheri, e non è cosa buona. Poi c’è quello arricchito. Si va dalle vitamine agli omega 3, ma perché aggiungere sostanze a un prodotto che è già perfetto di suo? Semaforo verde, però, per quello con fibre, utile per riequilibrare la flora intestinale favorendo così l’assorbimento dell’alimento. Pollice su anche per il latte di alta qualità. Tutt’altro che marketing, ma piuttosto un prodotto che risponde a requisiti precisi fissati per legge, tra cui determinate caratteristiche igieniche in sede di produzione.

Basta sapersi orientare, dunque. Ma non si tratta soltanto di sapere cosa è meglio mettere nel carrello della spesa. Bisogna anche sapere utilizzare il latte in modo intelligente. Sono in tanti, ad esempio, che lo consumano caldo, o comunque che lo fanno bollire prima di berlo. Molto male. Questa prassi non è soltanto superflua, dato che il prodotto acquistato è già salutare e sicuro, ma così si eliminano gran parte delle vitamine presenti. E chi pensa di guadagnarci quantomeno in digeribilità è in fallo ancora una volta, perché la bollitura fa sì che le sostanze grasse presenti tendano a raggrumarsi, e la caseina (vale a dire la proteina contenuta nel latte) diventa più difficile da assimilare.

Dita puntate anche contro la classica colazione degli italiani. Latte e caffè, magari con qualche cucchiaino di zucchero. è un modo perfetto per buttare via l'”oro bianco”. Un mix semplice e buono per il palato, ma da un lato la teobromina del caffè non consente la scissione delle proteine del latte, rendendole poco utilizzabili da parte dell’organismo, dall’altro, proprio come in quello condensato, lo zucchero limita l’assorbimento del calcio. Molto meglio il malto d’orzo, che rende più facile il suo fissaggio nelle ossa.

E le intolleranze? Quella al latte, purtroppo, è una tra le più diffuse. I sintomi vanno dal ventre gonfio e teso alle difficoltà di digestione, dalla stanchezza cronica alle coliti. Tutta colpa del lattosio, il “dolcificante” naturale dell’oro bianco, che non sempre l’intestino riesce a digerire. La soluzione non sta tanto nel latte delattosato, quanto in quello di soia oppure di riso. Tenendo sempre a mente che alcune tracce possono nascondersi anche in prodotti fuori da ogni sospetto, come salumi e insaccati (prosciutto cotto, mortadella, salsiccia, wurstel) tipici della nostra alimentazione, cibi per l’infanzia (pastine, omogeneizzati, liofilizzati, farine lattee, biscotti) e cosmetici (creme, shampoo, saponi).

Fonte: Riza.