Si riaprono fino al 31 dicembre 2012 i termini per la presentazione delle domande di sanatoria degli abusi edilizi commessi fino al 31 dicembre 2003.

Lo scopo principale della riapertura è soprattutto quello di sbloccare la situazione della Campania, dove non è possibile applicare il Dl 269/2003, che avrebbe consentito la sanatoria edilizia delle abitazioni abusive. Il motivo è noto: il blocco del condono edilizio determinato dalla bocciatura delle legge regionale 10/2004 della Campania dopo la sentenza 49/2006 della Corte Costituzionale.

Ma c’è anche un motivo fiscale dietro questa riapertura dei termini. Di fatto, la sanatoria edilizia procurerebbe alle casse pubbliche un incasso di circa 4 miliardi di euro che comunque verrebbero investiti in interventi urbanistici. Un tema che, comunque, è di origine partitica e che ovviamente crea divergenze di opinioni fra i vari partiti.

Essendo noi super partes, precisiamo soltanto che dalla destra alla sinistra le opinioni sono discordi: c’è chi sostiene che il testo in discussione non contiene un nuovo condono, ma si pone solo l’obiettivo di assicurare un pari trattamento dei cittadini per il rilascio in sanatoria del titolo edilizio dopo la bocciatura della Consulta.

E chi, invece, sostiene che il ddl parte dal principio di sbloccare la situazione edilizia in Campania, ma in realtà riaprirebbe fino al 31 dicembre 2012 i termini del condono edilizio a livello nazionale e sanerebbe anche opere abusive realizzate tra il 2003 e il 2012.

Poiché il probabile condono edilizio verrebbe esteso anche alle violazioni sui beni ambientali e paesaggistici, interviene Legambiente, notoriamente interessata ai problemi ambientali e paesaggistici, per la tutela di un inestimabile valore architettonico e paesaggistico del nostro Paese. Un tema, quindi, che coinvolge più parti.

Secondo Legambiente, i senatori campani puntano soltanto ad un obiettivo: intervenire sulla legge nazionale con la proroga dei termini del condono del 2003 allo scopo di aggirare la legge regionale campana del 2004 che impedisce la sanatoria degli immobili abusivi in aree vincolate e impedire, quindi, le demolizioni stabilite dalla magistratura.

Pertanto, Legambiente chiede al Governo di contrastare questa proposta legislativa ”anche per coerenza con il disegno di legge Catania sul consumo di suolo” che – ricordiamo – punta a valorizzare le aree agricole e a favorire il recupero del patrimonio esistente anziché la realizzazione di nuove costruzioni”.