Se i personaggi e la vicenda non fossero presi dalla vita politica e culturale italiana ci sarebbero gli ingredienti per una commedia degna del miglior cinema tricolore degli anni d’oro. Ma forse, a ben vedere e considerato cosa è diventata l’Italia in questi anni, la miglior commedia che il Belpaese riesce a mettere in mostra è proprio la sua immagine reale. E non mancano certo gli spunti.

Uno di questi lo fornisce “Il Fatto Quotidiano“, che racconta nell’edizione di oggi i retroscena di una vicenda consumatasi la scorsa estate e conclusasi lo scorso settembre alla Mostra del Cinema di Venezia.

Protagonista è il Ministro della Cultura Sandro Bondi, il quale, su “suggerimento” del premier Silvio Berlusconi, sembra si sia “adoperato” per favorire l’attrice bulgara Michelle Bonev, desiderosa di vincere il “Leone d’Oro”, l’ambito riconoscimento della mostra veneziana.

Secondo la cronaca ricostruita dal giornale, la scorsa estate Bondi chiamava Nicola Borrelli, direttore generale del Ministero dei Beni Culturali, dicendo:

Dottore, allarme rosso. Un’emergenza terrificante. C’è un’amica molto cara al primo ministro bulgaro e al premier, una brava ragazza, si chiama Michelle Bonev. Dice che vuole andare al Festival di Venezia e che partecipare non le basta più. Il nostro presidente Berlusconi le ha promesso che lo vincerà e che sarà una bellissima serata, piena di luci e colori. Una serata di libertà. Lei, con il tempo, se n’è convinta e non c’è verso di farle cambiare idea.

Borrelli, in tutta risposta, replicava:

Ministro, proviamo, non so se sarà possibile.

Un contentino per la bella attrice e produttrice bulgara, che puntualmente viene assegnato alla kermesse settembrina, quando, approfittando dell’assegnazione del premio “Action for women”, viene scelta una location “secondaria”, la Sala Pasinetti, per consegnare una targa che Il Fatto Quotidiano definisce “una farsa” messa in atto per premiare il film prodotto dalla Bonev, “Goodbye Mama”. Nessun “Leone d’Oro”, sia chiaro, ma un vero e proprio contentino, con annessa premiazione.

Ufficialmente, il premio è stato consegnato per riconoscere la validità di un opera “dall’alto valore sociale”, con tanto di frase a effetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali:

Premio speciale della Biennale assegnato in occasione del 60° anniversario della Convenzione europea per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle Libertà fondamentali, il Ministro per i Beni e le Attività culturali.

Insomma si sarebbe trattata di una farsa per fare un piccolo favore ai potenti della politica italiana? I fatti esposti dicono questo e non sarebbe certo la prima volta che una cosa del genere accade.

Strumentalizzazioni politiche a parte, che peraltro non ci interessano, resta solamente una certa amarezza nell’apprendere (sempre che la vicenda sia reale) come talvolta si riesca a ridurre anche la cultura e le sue manifestazioni principali come “merce” per alimentare gli interessi individuali di alcuni.