È stato un Marco Castoldi senza freni, quello che abbiamo visto ieri pomeriggio nel programma di Monica Setta “Il Fatto”, su Rai Due.

Il cantante, evidentemente, aveva ancora qualcosa da dire sul Festival di Sanremo e sulla vicenda della sua esclusione, e ha approfittato dell’intervista per liberarsi di ogni peso.

Non sono state di certo dichiarazioni all’acqua di rose. Morgan, come sempre, non ha avuto peli sulla lingua nei confronti di nessuno, anche se è stato diplomatico come un gentleman.

Partendo proprio dalla kermesse canora, Morgan ha dichiarato di averla trovata di bassa qualità, noiosa e ideologizzata, faticosa da seguire:

Mi riaddormentavo come si fa con un brutto film. La prima serata l’ho vista per pura informazione. In un festival di regime non potevo esserci, ero troppo pesante.

Morgan poi ha espresso le sue preferenze sui cantanti in gara e sulla tanto discussa sommossa degli orchestrali, senza risparmiare toni sarcastici:

Salvo Enrico Ruggeri, Irene Grandi, Malika Ayane e Marco Mengoni perché il pezzo l’ho scritto io… potevano anche avvertirmi comunque. Gli orchestrali hanno fatto veramente bene. L’orchestra amava tantissimo la mia canzone anche perché era stata scritta per un’idea sinfonica.

Ma non è finita qui. Morgan ha espresso il suo parere anche sullo stato della nostra nazione:

Non è tanto un paese ipocrita, ma è un paese che ha paura. Secondo me c’è un sacco di brava gente, buon senso e bella musica, tutte cose che a guardare Sanremo verrebbe da dire che non esistono.

E inoltre, una critica a chi ha avuto da ridire sull’uso terapeutico della droga:

Tutti in Italia contestano l’uso farmacologico, poi se gli si fruga in tasca hanno il Tavor e sono pieni di vino.

Non ha nessuna paura di dire ciò che pensa Morgan e, infatti, ha così concluso:

Rifarei tutto, forse lo rifarei meglio. Sono un uomo libero, finché non mi mettono in galera. Vediamo se qualcuno mi mette in galera per ragioni ideologiche.