Affronto la mia insonnia davanti al PC  girellando a caso tra social e siti (niente porno, non oggi almeno, giuro), in compagnia di sigarette e Gaviscon. Lo so, il fumo non fa bene all’acidità di stomaco, ma nemmeno Milano, né i telegiornali, né i vecchi col cappello che mi tagliano la strada in macchina, né la marmaglia maleducata che fa fatica a dare il buongiorno la milionesima volta che ti incontra nell’androne delle scale, né i ritmi di una vita che si affolla nella tua vita. Meglio sarebbe, come alternativa al Gaviscon, aprire un baretto su un’isoletta nel Pacifico, e passare la vita a spaccare noci di cocco e a fare il tortellino in mare.

Mentre la mia testa sta già arredando la palafitta in acque cristalline che potrei decidere di abitare nei miei prossimi anni di vita, la mia attenzione viene attirata da una notizia: in uscita “Vip, sesso e potere”, il nuovo film porno con Sara Tommasi. Domani on line, anzi oggi. Ritiro il giuramento di prima, e porno sia.

Sara, ancora tu, ma non dovevi farlo più? Un porno con Nando Colelli, il troglodita semianalfabeta del grande fratello noto, oltre che per il suo disprezzo assoluto nei confronti dell’italiano, per le sue posizioni illuminate nei confronti dell’omosessualità. Una roba che diventerà una pietra miliare dell’hard, a occhio e croce.

Ammetto di avere un po’ perso di vista la Tommasi, ma l’ultima volta che avevo letto di lei, parecchio di tempo fa, pareva una novella Claudia Koll in procinto di chiudersi in convento a pregare per i peccati suoi e del mondo, dopo aver affrontato un viaggio a Medjugorje e un’intervista strappalacrime con la Ventura, per certi versi più impegnativa del pellegrinaggio al santuario.

Avevo visto una giovane donna fatta di psicofarmaci (non che prima non ne facesse un uso sostanzioso, ma stavolta pareva averne prese in dosi massicce), in cerca di “un centro di gravità permanente”. E allora erano comparse interviste con preti vip, dichiarazioni di pentimento, fioretti alla Madonna, prese di distanza da una vita che ormai, una volta intrapresa la strada verso la santità, si sentiva in dovere di disconoscere (fatta eccezione per le ingenti quantità di denaro che la showgirl ammetteva, candidamente ma non troppo, di aver messo da parte e, grazie alla sua preparazione bocconiana, di avere intelligentemente investito).

Ho sempre guardato con diffidenza queste “folgorazioni sulla via di Damasco”. Mi sembrano indice di un forte squilibrio mentale, figlie di insoddisfazione e di insicurezza, di ricerca disperata e casuale di un’identità sufficientemente solida e accogliente. E anche socialmente accettabile, ovviamente.

Certo il giochino della “caccia alla patologia mentale” nel caso della Tommasi è piuttosto facile. Sfido chiunque a trovare in lei qualcosa che sia più di un barlume di lucidità mentale, gettato qua e là a caso, tra una “smutandata” contro il signoraggio bancario, una strusciatina sulla macchina dei vigili e una chiacchierata con gli alieni.

Quindi non vedo nell’uscita di questo nuovo film una “ricaduta”. Mi chiedo semmai se c’è stato un momento della vita di questa ragazza in cui lei sia stata davvero in piedi.

Non ho gioito per Sara nel momento della sua conversione, quando molti hanno visto una giovane donna perduta riprendere a fatica la “retta via”, né ho avuto rigurgiti di moralismo nel vedere le sue svariate performances “hot”, compreso il suo squallidissimo, triste, sconfortante porno. Fosse una tutta sesso, droga e rock’n’roll alla vecchia maniera, o una pornoattrice soddisfatta del suo lavoro, non mi permetterei di esprimere giudizi o fare reprimende moraleggianti. Ma Sara è un personaggio triste immerso nello squallore, una tossicodipendente per cui le sostanze tossiche più pericolose sono le copertine dei giornali, le parole che diciamo su di lei, le luci della ribalta.

Lungi da me il voler descrivere la Tommasi come una povera vittima del sistema o di amicizie sbagliate, come mamma Simona Ventura ha voluto farci credere. Sara è una che, come tante, ha cercato di farsi strada nello sbrilluccicante mondo dello spettacolo usando tutte le armi a sua disposizione, comprese quelle più “improprie”. Però, a differenza di altre, è caduta sotto il peso di se stessa.