Sara Tommasi, al ritorno da Medjugorje, rilascia un’intervista a Oggi in cui fornisce l’ennesima versione relativa alla sua vita, dal film porno al presunto consumo di sostanze stupefacenti. Tutti si aspettavano una Sara Tommasi pentita e redenta, folgorata sulla via di Damasco, com’era accaduto ad altri VIP, ma così non è stato. Anche se stavolta la versione dei fatti fornita è la più verosimile che la soubrette abbia mai pronunciato.

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Niente chip nel cervello, niente interventi degli alieni, niente obblighi di cocaina. Sara Tommasi ha affermato che in realtà non c’è nessuna dipendenza da parte sua, a meno che i magistrati non attestino il contrario, e che ormai il porno è la sua carriera, anche se sente il bisogno di credere in qualcosa, come tutti d’altra parte. Ma forse la vera ricetta per stare bene potrebbe essere semplicemente credere in sé stessa e forse allontanare dalla sua vita chi non le permette la serenità, lavorativamente o affettivamente.

Sara Tommasi ha infatti dichiarato:

«Medjugorje è stata un’esperienza intensa e vera. Tutti abbiamo bisogno di credere in un miracolo. Ma non credo che ci tornerò. C’è tanta gente che prega per me perché io esca da questo periodo, trovi una pace, che mi allontani dalle cose brutte della vita. Mia madre dice che ho bisogno di cure che mi devo disintossicare. Ma io ammetterò di far uso di droghe solo quando la magistratura avrà provato che è così. Chi mi ha fatto fare il primo film hard ha amici influenti e se rompo con lui corro il rischio di essere emarginata da tutto.»

Quindi l’ultima versione della storia del porno è che la Tommasi l’ha girato perché era una necessità per la sua carriera, un’ipotesi abbastanza plausibile. In un mondo spesso governato dagli uomini, non è raro nello spettacolo essere davanti a delle scelte del genere: la Tommasi non si è trovata così alla leggera al bivio tra carriera e dignità, ma ha comunque scelto, almeno stando a quest’ultima ennesima versione dei fatti.

In ogni caso, almeno non è sola. Il suo ex Christian Di Maggio l’ha difesa contro Giovanna Mazzitelli, medico molto vicino a Alfonso Luigi Marra, che aveva descritto Sara come una tossicodipendente:

«Dovrebbe esserci il segreto professionale a garantire la privacy di un cittadino che chiede assistenza, inoltre altra ambiguità è la vicinanza della sopracitata dottoressa all’onnipresente Alfonso Luigi Marra.»

Fonte: Voce d’Italia.