Il mistero su ciò che accadde il 26 agosto 2010 nella casa di via Deledda, si infittisce sempre più. Dopo la scarcerazione di Michele Misseri, ritenuto all’inizio il principale indiziato dell’omicidio di Sarah Scazzi, adesso ci si chiede se sulla stessa via potrebbero esserlo anche la moglie Cosima Serrano e la figlia Sabrina Misseri, accusate successivamente.

Secondo la Suprema Corte che il 26 settembre scorso ha annullato con rinvio le ordinanze di custodia cautelare per le due donne, le motivazioni secondo le quali madre e figlia sarebbero state le assassine della ragazzina di Avetrana, sarebbero “insussistenti“.

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In particolare, i giudici della Cassazione, ritengono che durante le indagini ci siano state importanti omissioni, inconciliabilità logiche e situazioni non affrontate espressamente.

Motivi, questi, che farebbero cadere parzialmente le accuse di omicidio volontario e sequestro di persona, mentre resterebbe in piedi l’accusa di concorso in soppressione di cadavere.

Il legale della famiglia Scazzi, Valter Biscotti, si mantiene cauto nelle dichiarazioni, ma è certo che la ragazzina nel momento in cui veniva uccisa si trovasse a casa Misseri e sul luogo del delitto gli unici presenti erano solo il Misseri, la figlia Sabrina e la moglie Cosima:

«Non ho ancora letto le motivazioni della Corte di Cassazione ma sono convinto che la verità su questo caso verrà fuori dal dibattimento nell’aula del processo, in quanto sappiamo che la bambina è entrata viva ed è uscita morta da quella casa in cui tra l’appartamento e il garage c’erano tre persone».

Per ciò che concerne invece la richiesta dei difensori di Sabrina che volevano un trasferimento del processo per un presunto clima di ostilità nei confronti della loro assistita, la Corte di Cassazione si esprimerà domani; qualora la richiesta fosse accettata, l’aula del dibattimento non sarebbe più quella del tribunale di Taranto.

Fonte: Adnkronos