La TV ha avuto un ruolo nella risoluzione del caso di Avetrana? Secondo l’esperto criminologo Vincenzo Mastronardi, professore di Criminologia all’Università di Roma La Sapienza, il tragico delitto di Sarah Scazzi aveva già avuto le sue confessioni davanti alle telecamere in diretta TV. Mastronardi spiega infatti come:

Il pianto a pulsante, senza la naturale coda pendicolare, sia stato il primo segno a svelare la simulazione.

Come svela Mastronardi, una confessione di tipo non verbale era quindi rintracciabile già studiando attentamente il comportamento dei protagonisti della vicenda davanti alle telecamere dei vari telegiornali e programmi d’informazione:

Dalle ricerche della CIA e del Pentagono sulla simulazione e sulla menzogna, possiamo dire che vi è una tendenza alla simulazione nelle interviste sia da parte di Michele Misseri che da parte di sua figlia Sabrina. I primo luogo per il pianto, che è un pianto quasi a pulsante, senza la coda pendicolare. Non come succede normalmente che si continua a piangere in maniera via via meno intensa. In questo caso si piange, ci si ferma per continuare a parlare, si torna al pianto.

Per il criminologo, il pianto non è l’unico indizio sospetto di questo caso:

La letteratura noir e criminologica mette in evidenza come la convulsa partecipazione alle indagini da parte di chi non è preposto a esse è un segnale che mette sempre in allarme. Nella piromania, ad esempio. Molti piromani entrano nelle indagini, in realtà per depistare dall’interno.

Dichiarazioni, queste ultime, confermate dal ritrovamento del cellulare di Sarah proprio da parte dello zio Michele Misseri. Per una vicenda che si è drammaticamente svolta davanti alle telecamere, non stupisce quindi che anche la sua risoluzione possa trovare una risposta studiando proprio il comportamento dei suoi protagonisti in TV.