Due minorenni sparite da casa senza motivo, due famiglie nel panico. Le analogie tra la scomparsa di Sarah Scazzi, purtroppo finita nel modo peggiore, e Yara Gambirasio sono tante, e sebbene nel caso di quest’ultima ci siano ancora speranze di ritrovarla viva, c’è chi vuole focalizzare l’attenzione su una differenza sostanziale tra i due casi: l’assiduità delle ricerche.

Concetta Serrano ha scelto di non tacere, di sfogarsi buttando fuori il suo dolore e la sua delusione nel constatare che la sua piccola Sarah, la cui sorte è stata segnata dallo zio e dalla cugina, non è stata mai cercata in modo efficace, mentre per la quasi coetanea Yara Gambirasio si sono messe in moto forze maggiori, offrendo alla famiglia più possibilità di riabbracciare la figlia.

Le parole rilasciate dalla Serrano al “Corriere del Mezzogiorno” sono molto forti, ma forse nessuno può rimproverarle di mettere a confronto la storia di Yara con quella della sua Sarah, che a casa non farà ritorno mai più e che non ha avuto la stessa attenzione da parte degli addetti alle ricerche.

Per mia figlia hanno utilizzato solo sei o sette cani che non erano nemmeno addestrati per cercare le persone, mentre lì stanno impiegando decine di unità cinofile e persino un cane specializzato che viene dalla Svizzera. Io sin dall’inizio ho chiesto l’intervento di questi cani, organizzando anche una raccolta di firme per potenziare le ricerche. Inoltre ho sentito che lì ci sono 500 volontari che girano per Yara, prego con tutto il cuore che la ritrovino presto, mentre per mia figlia i volontari della Protezione civile erano una decina.

Concetta lascia nel vago un interrogativo importante: a cosa pensa sia dovuta questa disparità? Forse alla posizione geografica delle località della scomparsa, Avetrana al sud e Brembate al nord, oppure alle condizioni economiche delle due famiglie, che si riflettono anche nelle possibilità offerte dalle forze dell’ordine. Questo non significa che la Serrano non sia consapevole che la sorte di Sarah non sarebbe in ogni caso cambiata, ma il suo sfogo tocca anche i presunti colpevoli dell’omicidio, per i quali le cose sarebbero andate forse diversamente.

Se avessero trovato prima il corpo forse i responsabili della sua morte non avrebbero avuto tanto tempo per nascondere le prove e inventarsi così tante bugie e ci avrebbero risparmiato tante sceneggiate televisive.

Il dolore di una madre, invece, è l’unica cosa che non cambia.