Il sindaco di Avetrana ha fatto sgomberare le telecamere davanti alla casa dei Misseri, ma i riflettori sull’omicidio di Sarah Scazzi non si sono ancora spenti e ogni giorno compaiono contorni sempre più inquietanti intorno alla vicenda.

L’ultima è che i vari protagonisti del caso sarebbero stati pagati per le loro apparizioni televisive, a quanto pare anche piuttosto profumatamente. Sabrina e Cosima Misseri, oltre a tre avvocati legati al caso, avrebbero infatti richiesto un cachet per le loro “ospitate”. Sì, proprio come tronisti, veline e figuranti TV vari.

Daniele Galoppa, l’avvocato del reo confesso Michele Misseri, a sua volta confessa di aver ricevuto compensi economici da alcuni programmi TV:

Sì mi sono fatto pagare per andare in televisione. Qual è il problema? Lo fanno tutti, non capisco perché non dovrei farlo anche io. Alcune trasmissioni pagano, è vero, ma bisogna saperci fare. Anche Cosima e Sabrina sono state lautamente compensate.

Di ben altro tipo sono state invece le richieste di Claudio Scazzi, il fratello di Sarah:

Quando ho partecipato a “La vita in diretta” ho chiesto come compenso di parlare con un esperto di satelliti per capire se era possibile individuare una foto di via Deledda nel momento un cui Sarah è sparita. Per un’altra intervista ho preteso un esperto di telefonia che mi ha spiegato il funzionamento delle celle. Ora voglio costruire una casa di ricovero per cani ad Avetrana, in memoria di Sarah: ecco, se volete un’intervista mi dovete aiutare in questo.

Intanto il Consiglio dell’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha richiesto al Comitato l’applicazione del codice di autoregolamentazione per quanto riguarda la rappresentazione di vicende giudiziarie sul mezzo televisivo:

Lo spazio che gli organi di informazione hanno dedicato al delitto di Avetrana ha suscitato polemiche che impongono una seria riflessione sulla trasposizione mediatica dei fatti tragici e delittuosi, sulla diffusione di indiscrezioni e illazioni che pongono sotto nuovi aspetti il problema della tutela della dignità umana e della protezione dei minori.