Sabrina Misseri è in carcere dal 15 ottobre per l’omicidio della cugina Sarah Scazzi. Oggi, a distanza di tre mesi, il padre Michele la scagiona dalle accuse, che lui stesso le ha mosso contro. La vicenda della tragica morte della piccola di Avetrana si complica ancora di più, e il protagonista cambia la sua versione un’altra volta.

Michele Misseri ha scritto tre lettere alle figlie Valentina e Sabrina, consegnate dai difensori di quest’ultima alla Procura della Repubblica di Taranto e rese note solo poche ore fa. Lo zio orco, che ha confessato l’omicidio di Sarah e ha fatto recuperare il suo cadavere, ha ora deciso di dichiarare l’innocenza della figlia, coinvolta solo perché costretto.

In una delle lettere si parla di perdono, di colpe, di verità, di confessioni estorte. Sabrina sarebbe quindi totalmente estranea alla morte della cugina, e il suo nome sarebbe stato fatto dal padre solo per evitare l’arresto di sua moglie Cosima Serrano e suo fratello Carmine Misseri.

So che è difficile chiederti perdono, io so che sei innocente. Tutte le sere dico la preghierina per te e per Sarah e io per te e per Sarah ho due pesi sopra lo stomaco che sono così pesanti che non ci riesco più a sopportarli. Spero che finisca tutto in fretta.

La verità sulla morte della Scazzi potrebbe quindi essere contenuta in una decina di righe, scritte da Michele di suo pugno, come ha lui stesso dichiarato, e fatte recapitare a Sabrina in carcere. Nessuno dei membri della famiglia Misseri potrebbe quindi essere coinvolto nell’omicidio della giovane quindicenne, fatta eccezione per lo stesso Michele, che a questo punto si addossa l’intera responsabilità dell’accaduto.

Il motivo di queste false dichiarazioni, tuttavia, rimane ancora nell’ombra. Perché l’uomo avrebbe scelto di sacrificare proprio Sabrina?