Errare è umano e i genitori mancati, protagonisti della vicenda dell’ospedale Pertini di Roma che tanto fa parlare per il suo essere quasi inverosimile, se ne dovranno fare, prima o poi, una ragione.

Lo scambio di embrioni avvenuto lo scorso dicembre è stata causata da una svista (non di poco conto) del biologo che ha effettuato la fecondazione assistita su cinque diverse donne, con diagnosi di infertilità, nello stesso giorno: i loro ovociti, prelevati e immediatamente fecondati in provetta con gli spermatozoi dei rispettivi mariti, sono stati messi in piastre di coltura contrassegnate ciascuna dal cognome della coppia proprietaria. Quest’ultimo è stato scritto, come da regolamento, con pennarello indelebile. Da qui l’errore: un biologo può non saper interpretare la scrittura di un collega, e il pasticcio è fatto.

Dopo due giorni, il 6 dicembre, infatti, le cinque donne tornano in ospedale per il trasferimento degli embrioni. Le prime due, in orario rispettivamente alle 10.30 e 10.45, hanno cognome simile: 5 lettere su 7 uguali. Un biologo porta dal laboratorio la piastra degli embrioni contrassegnata da quello che pensa sia il cognome della paziente e che invece si rivelerà il frutto di un’errata lettura. Alle 10.45 è il turno della seconda donna che a sua volta riceverà gli embrioni prelevati dalla piastra della prima paziente.

E ora? Ora per la legge il figlio è di chi lo partorisce, quindi la mamma che sta portando avanti la gestazione non rischia di perdere i gemellini. Può perderli solo se decide di interrompere la gravidanza, mentre la mamma genetica non ha nessun titolo, dal punto di vista giuridico, di rivendicare nulla. Ma non siamo proprio convinti che accadrà tutto ciò…

(Foto by InfoPhoto)