In questo caso non centrano nè luoghi comuni nè convinzioni malsane nè retaggi culturali. Nell’indissolubile binomio fra donne e scarpe non esiste spazio nemmeno per i dettami del chick-lit. Il connubio vive di vita propria, da sempre e per sempre, in aeternum.

O forse no. Cioè, lo è stato finora. Ma del doman non v’è certezza, diceva qualcuno, anche se la vita propria delle scarpe potrebbe diventare vera come non mai. Ok, vi sentite abbastanza confuse? Vi chiarisco le idee: tale  Shamees Aden ha ipotizzato un possibile futuro per le nostre care scarpe, uno di quei futuri talmente fantascientifici da risultare quasi sgradevoli, soprattutto agli occhi attenti delle donne fashion.

Secondo questa concezione, intorno al 2050 (non prima…per fortuna…purtroppo…) non indosseremo più scarpe “normali”, bensì modelli del tutto improbabili chiamati al momento Prtocell, stampati in 3D su un materiale ottenuto da un processo di sintesi organica. In breve si tratterà di modelli biologici, praticamente vivi e del tutto adattabili a qualunque delle nostre esigenze di camminatrici. Ma di quelle estetiche che ne faremo?

No perchè la scarpa biologica del futuro sarà in grado di adattarsi alla pelle e ai suoi capricci (grazie a cellule capaci di gonfiarsi e sgonfiarsi…che brutta immagine) per offrire il massimo del comfort, ma di sicuro se le aspettative sono quelle annunciate, non offrirà il massimo del gusto. E oltretutto occorrerà curarsi di loro come di esseri pseudo-viventi (avremo scarpe tamagotchi in poche parole), trasformando la fantomatica cabina armadio in un ambiente asettico e a temperatura controllata, in stile laboratorio da cavie.

Ma le cavie saremo noi. Quando, forse ancora in vita, ma vecchie e decrepite, ci vedremo costrette a fare esperimenti decisamente terribili o forse chissà, meno catastrofici di quel che pensiamo ora. Perchè magari queste, per ora, improponibili scarpe biologiche, in futuro diventeranno così belle e funzionali da permettere anche a un’0ttantenne di indossare un tacco 12 senza risentirne fisicamente.

A quel punto però si dovrà discutere un po’ di età, moda e buon gusto. Solo che, fra le altre previsioni, credo di poter dire con certezza che nel 2050 anche l’opinione pubblica sarà molto diversa da quella di adesso. Sempre che in futuro ce ne lascino una.

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