Se siete mamme e vivete in una grande città conoscete senz’altro il problema: trovare un pediatra per il vostro bambino è una terribile ansia, un’impresa fatta di chilometri in auto, consulenze telefoniche, contorsionismi sul lavoro per permettersi quell’orario che sembra fatto apposta per respingervi.

Una situazione così grave, peggiorata in questo periodo in cui gran parte dei bambini o sono influenzati o stanno per esserlo, monitorata da tre anni dall’associazione Altroconsumo attraverso gli sportelli delle Asl.

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Le statistiche anche quest’anno lasciano davvero poco spazio all’immaginazione: dei 40 sportelli esaminati di nove città (Milano, Roma, Torino, Napoli, Genova, Bari, Firenze, Bologna e Palermo), solo due, Palermo e Torino, superano il test. In tutte le altre l’esperienza della ricerca di un pediatra è kafkiana.

Come ben spiegato dall’inchiesta, sono disattesi tutti i servizi previsti dal contratto nazionale: elenchi di medici che dovrebbero essere pubblici finiscono sepolti nei faldoni, e si vive l’impossibilità di fatto di scegliere il proprio pediatra per la carenza di professionisti nella propria zona, con le amministrazioni comunali che invece di aumentare il personale aumentano il numero di pazienti per medico, causando un effetto imbuto che scoraggerebbe anche la mamma più apprensiva.

Risultato? Ma ovvio: si opta per il pediatra privato. Che sia un caso o meno, in molte regioni, e in quasi tutte le città con poche eccezioni, bisogna metter mano al portafogli.