Solo ieri vi avevamo informato della pericolosa vicenda occorsa in un asilo del parmense, dove le maestre non si sarebbero accorte della fuga di un bambino di cinque anni. Oggi emerge un’altra storia di preoccupante abuso nei confronti dei più piccoli, perpetrate da due educatrici in una scuola materna del Ravennate. Una storia dai preoccupanti contorni horror: non solo i bambini venivano costantemente sottoposti a schiaffi e percosse, ma anche ad atti di scioccante gravità quali l’ingestione di rigurgito e urine. E, dati i numerosi casi emersi negli ultimi giorni, non resta che chiedersi quale tranquillità possa essere garantita ai genitori che, in buona fede, decidono di affidare i propri piccoli alle strutture per l’infanzia.

Le accusate sono due maestre, di 41 e 48 anni, che da tempo esercitavano la professione in questa scuola della provincia di Ravenna. Poste agli arresti domiciliari, le due sono state scoperte a seguito di un’inchiesta della magistratura che, interpellata dal sindaco di Conselice, ha sorvegliato le insegnanti dallo scorso novembre.

Moltissimi i bambini sottoposti ad abusi, da cui emerge la scioccante descrizione di un piccolo sottoposto all’ingestione del proprio vomito, di un altro quasi soffocato da un cuscino perché piangeva troppo e, non ultimo, di una bambina completamente denudata fra i compagni perché rea di non essere riuscita a contenere lo stimolo alla minzione. Il tutto culminato con la violenza perpetrata nei confronti di un bambino a cui è stata immersa con forza la testa nel water.

I fatti sarebbero stati filmati dalle microtelecamere dei carabinieri, ma gli eventi più efferati sono stati resi noti da un’ex dipendente decisa a collaborare con gli inquirenti. Nel frattempo, un comprensibile panico si è sollevato fra i genitori, che così raccontano a giornalisti e media:

Ditemi se mia figlia è in quei filmati. L’ho trovata con unghie rotte e segni di morsi sulla faccia, ma avevamo lasciato correre pensando fossero frutto di giochi con gli altri bambini.

Davanti al GIP, le due accusate hanno assunto linee difensive diverse. La 41enne ha rigettato ogni accusa, chiedendo la revoca della misura cautelare. La 48enne, invece, si è avvalsa della facoltà di non rispondere, perché intenzionata a visualizzare i video raccolti dai carabinieri prima di rilasciare qualsiasi dichiarazione.