Sarà perché tutto arriva a un limite di assuefazione, sarà perché non si contano le limitazioni e irritazioni di alcuni datori di lavoro, ma anche in Italia si nota una retromarcia dell’uso di Facebook in ufficio. Anche se il social network di Mark Zuckerberg resta il più utilizzato in orario di lavoro, ha perso consenso a tutto vantaggio di Twitter (salito dall’11 al 21 per cento) e di Pinterest. Si può affermare, quindi, che alla sbirciatina nel diario altrui su Facebook preferiamo comunicare verso l’esterno e creare i nostri album.

Il fenomeno è evidente sia guardando ai dati della IAB sia il report della società statunitense Palo Alto Networks, che ha monitorato gli accessi ai siti durante l’orario di lavoro, ed è legato – con ogni probabilità – alla diffusione degli smarphone, che ormai permettono con le loro applicazioni di utilizzare al meglio la Rete, tra l’altro senza farsi beccare dal capo rispetto al desktop computer ma spesso sfruttando, se c’è, la connessione aziendale invece di quella da sim.

La predilezione per la mobilità ha premiato il microblogging del cinguettio in 140 caratteri, col quale è divertente seguire i trend della giornata e contribuire a dibattiti spesso infiniti. Ma anche Pinterest, vero fenomeno del 2011, e YouTube: siti di file sharing in cui si caricano proprio contenuti o si guardano per fini personali, non certo professionali (come tutto sommato Facebook potrebbe ancora far pensare: il social network è anche un potente strumento di marketing).

Il consumo durante gli orari di lavoro può arrivare anche a parecchie ore settimanali e contiene un po’ di tutto: la trasmissione TV via Web, l’informazione online, il tweet, la musica in streaming. Quanto questo aiuti la produttività non è dato saperlo. Ma non è difficile immaginarlo.

Fonte: Palo Alto Networks