È la giornata del grande sciopero generale della CGIL, che ha portato in piazza migliaia di lavoratori contro la manovra finanziaria imposta dal Governo di Silvio Berlusconi. Mentre il Senato discute sulle nuove norme in tema di lavoro e prelievo fiscale, la popolazione si mobilita in particolare contro l’articolo 8, che introdurrebbe forme di licenziamento facile e non tutelate a discapito dei dipendenti.

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Molte le personalità politiche ed economiche che stanno partecipando alla protesta, tra cui spicca certamente la leader CGIL Susanna Camusso, la quale dal palco della manifestazione romana ha dichiarato:

“La manovra del governo è ingiusta e totalmente irresponsabile perché scarica tutti i conti sul pubblico impiego. È irresponsabile un governo che nella manovra ha inserito l’articolo 8 che permette il licenziamento dei lavoratori. Bisogna cancellare questa norma ingiusta. Se il Parlamento non lo stralcia utilizzeremo tutte le strade possibili per cancellarla. Lo diciamo anche a Confindustria. Impedisce la contrattazione tra le parti. Così si va verso la cancellazione dello statuto dei lavoratori e dell’articolo 18. Non ci rassegnano alla disoccupazione, non ci stiamo ad essere un paese inaffidabile. È il governo che è inaffidabile. Ci vuole portare nel tunnel, nhttp://www.diredonna.it/wp-admin/profile.phpon gli basta il baratro nel quale siamo. Manovra depressiva che fa pagare ai lavoratori e agli anziani. Manovra irresponsabile, inutile ed ingiusta.”

Pomo della discordia tra lavoratori e governo non sarebbe, tuttavia, soltanto la proposta del licenziamento facile. I manifestanti, infatti, hanno deciso di far sentire la loro indignazione per una manovra che avrà effetti altamente restrittivi sulla popolazione, di cui gli stessi politici saranno però esenti. I cittadini non sembrano aver gradito il naufragio del contributo di solidarietà richiesto alle fasce più abbienti e nemmeno, quest’ultimo fattore con un orientamento vagamente bipartizan, il silenzio sui tagli e sui privilegi di cui la politica gode in un momento così delicato per l’economia dello Stivale. Così come sottolineato dalla Camusso, il provvedimento finanziario rischia di ricadere sulle aree più tormentate della popolazione, tra cui lavoratori, pensionati e giovani in cerca del primo impiego sarebbero i primi a farne le spese.

Secondo i primi dati diramati dalle agenzie di stampa, la partecipazione allo sciopero avrebbe raggiunto il 58% dei lavoratori su scala nazionale. Intensi i cortei delle maggiori città italiane, in cui spiccano quelli nella capitale ufficiale Roma e in quella economica Milano, dove un gruppo di manifestanti si è addirittura mostrato con abiti strappati allo slogan di “Ci vogliono schiavi, ci avranno ribelli” mentre altri si sono diretti alla Borsa.

L’astensione dal lavoro, tuttavia, non ha colto pareri unanimi nel mondo politico e in quello dei sindacati, con dissapori anche all’interno delle stesse correnti di pensiero. CISL e UIL hanno riportato seri dubbi sull’efficacia della protesta, entrando così in una posizione di contrasto con la CGIL, mentre gli esponenti della maggioranza hanno voluto ribadire il loro supporto alla manovra di Governo. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PDL alla Camera, ha così commentato l’evento:

“Lo sciopero generale indetto dalla sola Cgil, in rottura con la Cisl e con la Uil, mentre imperversa una durissima crisi finanziaria, è la testimonianza di una totale mancanza di consapevolezza rispetto alla gravità della situazione generale che mette in crisi tutti gli schemi originari. Questa mancanza di consapevolezza purtroppo porta la Cgil alla irresponsabilità”.

Fonte: AdnKronos