Dopo un anno di appelli e richieste, stanno finalmente per partire in Italia le cure sperimentali per la sclerosi multipla con il “metodo Zamboni“, che verranno avviate in quattro centri nostrani, quelli di Genova, La Spezia, Reggio Emilia e Milano.

Il medico italiano Paolo Zamboni è divenuto famoso per la sua teoria su questa malattia ormai diffusa e comune, che va a colpire il sistema nervoso centrale. Secondo quanto lui ha scoperto dopo anni di ricerche, la sclerosi multipla sarebbe causata dalla Ccsvi, ovvero l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale. Dunque basterebbe un semplice intervento di angioplastica venosa per godere di vistosi miglioramenti e condurre una vita pressoché normale.

Come è facilmente intuibile, se le cure sperimentali di Zamboni otterranno ulteriori risultati positivi si tratterà del passo avanti definitivo alla lotta a questa malattia. In questi 4 centri italiani coinvolti si sottoporranno duemila soggetti, dei quali 1.200 malati di sclerosi multipla, 400 persone affette da altre patologie neurodegenerative e altre 400 che faranno parte di gruppi di controllo.

Il sistema sanitario italiano è molto lento e rigido contro le iniziative innovative e fino a oggi gli esperimenti sul metodo Zamboni non ha potuto prendere davvero la piega che sembra meritarsi. Per spingere sui tempi si era fatta avanti anche Nicoletta Mantovani, vedova del lirico Luciano Pavarotti e presidente dell’associazione CCSVI per la SM. Anche lei è affetta dalla sclerosi multipla e aveva promosso il metodo Zamboni spiegando che, secondo testimonianze dirette, immediatamente dopo l’operazione il paziente ha smesso di avvertire i disturbi provocati dalla malattia.