La sclerosi multipla rappresenta una delle principali cause di disabilità neurologica tra i giovani di venti o trent’anni, colpisce infatti nel pieno della vita e ogni anno si registrano poco meno di 2000 nuovi casi. Le terapie che ritardano l’evoluzione di questa malattia disabilitante esistono, ma non tutti ne hanno accesso, o almeno non in egual modo.

Se n’è discusso nel corso di un recente convegno a Roma, intitolato “Accesso sostenibile all’innovazione: un confronto sulla sclerosi multipla”, da cui è emersa la necessità di trovare modi per rendere autonome il più a lungo possibile le persone colpite da sclerosi multipla.

61 mila italiani soffrono di Sm e se i progressi scientifici fatti negli ultimi tempi sono incoraggianti, i pazienti sono ancora insoddisfatti poiché da regione a regione l’accesso alle cure è differente. È appena il 9 per cento delle persone ad aver la possibilità di disporre delle terapie innovative: in fondo alla classifica delle regioni dove si riscontrano ancora difformità vi sono Campania, Toscana, Veneto, Emilia Romagna e poi Sicilia e Marche. Ma perché vi sono differenze da regione a regione?

Secondo quanto viene spiegato su Il Corriere, le differenze sono dovute alle difficoltà nel riconoscere l’innovazione, nonché a dare alle nuove terapie un accesso continuo così come avviene con i farmaci. Dunque, è necessario porre una soluzione al più presto per permettere ai pazienti affetti da sclerosi multipla di rallentare il decorso della malattia e di vivere nel modo migliore quanto più a lungo possibile.