Ad oggi la sclerosi multipla non ha una causa conosciuta e i meccanismi che agiscono nelle fasi di avvio del processo sono tuttora largamente sconosciuti.

Il dottor Paolo Zamboni ha però condotto delle interessanti ricerche a riguardo e ha individuato nel restringimento delle vene giugulari (la Ccsvi), che provoca un rallentamento del flusso del sangue nel cervello, la base dei sintomi della malattia. In Italia, però, vi è un sistema molto lento e rigido contro le iniziative innovative e fino ad oggi gli esperimenti sulla cura Zamboni non hanno potuto prendere davvero la piega che sembrano meritarsi; e se da un verso c’è il Bel Paese scettico a riguardo, dall’altro lato c’è un’America interessata alle sue intuizioni.

Galleria di immagini: Nicoletta Mantovani

Una rivista scientifica, la Bmc magazine, dà ragione a quanto afferma Paolo Zamboni e attraverso uno studio condotto in collaborazione dell’Università di Buffalo ha individuato, così proprio il dottore italiano, nella Ccsvi una possibile base dei sintomi della sclerosi multipla.

Con questo studio pilota sono stati esaminati 24 soggetti e, tra questi, 18 avevano la sovrapposizione di Ccsvi e sclerosi ed erano tutte persone con età media inferiore ai 30 anni. Questa ricerca e i risultati raggiunti verranno discussi nel corso del meeting annuale della Società internazionale per le Malattie Neurovascolari, che si terrà a Bologna e vedrà la partecipazione di oltre 400 ricercatori da tutto il mondo.

L’America sembra dunque confermare le teorie di Zamboni, e il medico ha subito commentato l’interesse per le sue supposizioni:

“questo risultato indica con chiarezza come il fenomeno di degenerazione dell’assone (la componente centrale del nervo, ndr) che è in ultima analisi l’evento che porta alla disabilità, è influenzato negativamente dal cattivo funzionamento delle vene che si ha in corso di Ccsvi.”

Secondo lui basterebbe un semplice intervento di angioplastica venosa per godere di vistosi miglioramenti e far condurre al malato di sclerosi una vita pressoché normale. Si prevede un futuro più roseo per la sua cura, magari visto l’interessamento internazionale si spingerà per far sbloccare il nuovo, possibile, miracoloso rimedio:

questa condivisione porterà presto a un miglioramento anche nelle pubblicazioni a carattere scientifico, arricchite così dalle esperienze che nel frattempo sono state maturate nei diversi centri mondiali.”

Anche Nicoletta Mantovani (vedi galleria fotografica), vedova Pavarotti e anche lei colpita dalla sclerosi, si sta battendo per questo metodo sperimentale. Come è facilmente intuibile, se le cure di Zamboni otterranno ulteriori risultati positivi si tratterà del passo avanti definitivo alla lotta a questa malattia. Intanto, un primo passo è comunque stato fatto.