La sclerosi multipla è una malattia degenerativa che colpisce il sistema nervoso, dunque il cervello e il midollo spinale, e che, almeno fino a oggi, non ha una cura. Le persone affette da questa terribile patologia, oltre due milioni in tutto il mondo e in maggioranza donne, hanno difficoltà motorie e visive, tremori e deficit di equilibri. Si tratta di sintomi che nella prima fase della malattia sono temporanei, per poi diventare sempre più stabili.

In Italia sono in 50.000 a soffrire di sclerosi multipla e, in particolare, si registra un picco di pazienti in Sardegna. Lo studio che, forse, potrebbe cambiare per sempre la vita delle persone affette da questa patologia è stato condotto proprio in Sardegna, dalle università di Cagliari e Sassari. I risultati della ricerca parlano chiaro e sembra che alla base dell’insorgere della malattia ci sia un micobatterio, denominato Map (Mycobacterium avium subspecies paratuberculosis).

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L’impegno dei ricercatori, guidati da Leonardo Sechi, è andato avanti per dieci anni con l’obiettivo comune di sconfiggere la sclerosi multipla, trovare un vaccino per prevenirla e ridare speranza alle migliaia di persone che hanno visto la propria vita fermarsi in un limbo a causa della malattia.

Il Map è un micobatterio responsabile della paratubercolosi nei ruminanti ma, al tempo stesso, contiene una proteina molto simile a quella umana e che sarebbe la responsabile dell’insorgere della malattia. Conoscere la causa significa anche conoscere la direzione in cui fare ricerca per trovare un rimedio definitivo alla sclerosi multipla che, ricordiamo, non è una malattia contagiosa.

Inutile dire che, soprattutto per le donne, la sclerosi multipla rappresenta un enorme ostacolo quando si deve affrontare la vita sessuale e di coppia, ma anche la gravidanza e la maternità. I timori più frequenti riguardano l’incapacità di essere all’altezza delle situazioni, di non essere indipendente dal punto di vista motorio e di non potersi prendere cura del bambino o della famiglia.

D’altro canto, però, è anche vero che convivere con una condizione di malattia cronica implica anche la scoperta e l’esplorazione di nuove dimensioni insieme al partner, con una maggiore complicità e intimità, o al proprio bambino, dandogli ugualmente l’amore e la sicurezza che merita. Numerosi studi, inoltre, dimostrano che nulla vieta a una donna affetta dal sclerosi di affrontare una gravidanza ma che, anzi, durante i nove mesi la malattia sembra addirittura rallentare.