La questione della cura Zamboni si fa in questi giorni sempre più spinosa. Si tratta di una cura per la sclerosi multipla, attualmente possibile nei centri privati ma non in quelli pubblici, anche se è partita una sperimentazione in Emilia Romagna. Finora, a battersi affinché il servizio sanitario passi la cura a tutti coloro che ne fanno richiesta è la vedova Pavarotti, ovvero Nicoletta Mantovani, anche lei affetta da tempo dalla malattia.

La cura Zamboni è basata sulla consapevolezza che CCSVI (l’insufficienza venosa cronica cerebro-spinale) e sclerosi multipla sono strettamente legate: intanto, si dice che lenirebbe le crisi che la sclerosi comporta, migliorando la qualità della vita dei malati.

Galleria di immagini: Nicoletta Mantovani

Due associazioni di categoria, però, in questo momento, stanno discutendo sull’efficacia della cura Zamboni. Si tratta dell’AISM e dell’associazione “CCSVI nella sclerosi multipla“, che ha proprio la Mantovani come presidente onorario. Quest’ultima associazione ha tenuto a precisare:

“È fondamentale ricordare che la sclerosi multipla non ha una causa conosciuta e che i meccanismi patogenetici che agiscono nelle fasi di avvio del processo sono tuttora largamente sconosciute. Solo con la sperimentazione si può dire con certezza che la CCSVI non è la concausa della sclerosi multipla.”

L’AISM è di tutt’altro avviso, come attestato a studi internazionali, per loro la CCSVI non è la causa della sclerosi multipla:

“Le informazioni che si stanno diffondendo in rete nelle ultime ore sul tema CCSVI sono confuse, tendenziose e non veritiere. Lo stesso professor Zamboni aveva confermato che servono degli studi non per validare l’angioplastica in sé, quanto per capire se questa tecnica per il trattamento della CCSVI l’insufficienza venosa cerebro-spinale cronica, può essere utile alle persone con la sclerosi multipla.”