Gonfiore, senso di pesantezza, crampi, persino nausea: quando si mangia o si è in stato di agitazione sono questi i sintomi. Questa patologia si chiama dispepsia, parola di origine greca che significa

digestione difficile. Una malattia che riunisce più sintomi, che si divide la grande fetta dei problemi gastrointestinali femminili più diffusi insieme a colon irritabile e reflusso gastroesofageo. La dispepsia colpisce dai 18 anni ai 90 anni, mentre reflusso e intestino ballerino solitamente affliggono gli under 50.

Solitamente ci si convive finché i sintomi sono tollerabili, dando colpa a un pasto troppo frettoloso o pesante. L’alimentazione ha il suo ruolo, ma è il cervello che domina i meccanismi dell’intestino. Marco Dal Fante, responsabile del servizio di endoscopia e gastroenterologia della Casa di cura San Pio X di Milano, ribadisce che è il cervello che ha un ruolo chiave. L’alimentazione non c’entra, perché la stessa persona metabolizza la sua ansia: in pratica pensa ai suoi problemi con l’intestino. Ecco quindi che la peristalsi, cioè i movimenti dell’apparato digerente (quelli dallo stomaco in giù) governati da questa “intelligenza della digestione” si inceppano e, quello che abbiamo ingerito, invece di progredire si ferma, o addirittura, torna indietro, accompagnato da una serie di disturbi.

La buona notizia? Spesso, una volta azzeccata la diagnosi, bastano pochi giorni (anche solo 3) per sbarazzarsi dei problemi digestivi che magari durano da mesi e mesi. La prima cosa da fare è quella di capire la tipologia di dispepsia di cui, eventualmente, si soffre per curarla definitivamente.

Il primo tipo di dispepsia è caratterizzata da disturbi del movimento dell’intestino, provoca nausea, inappetenza, digestione lenta, pancia gonfia, crampi all’altezza del diaframma, il muscolo a forma di tendone che salta quando si ha il singhiozzo. Può comparire anche la stipsi. L’altro tipo di dispepsia è quella ulcerosa, più grave e spesso confusa con il reflusso, perché, oltre al senso di pesantezza, provoca sintomi simili: mal di stomaco, bruciore, acidità. In tutti i tipi di dispepsia sono comunque presenti almeno due o più sintomi insieme.

La digestione difficile, specie quella causata dai disturbi del movimento dell’intestino, alla lunga può trasformarsi in ulcera, quindi deve essere tenuta sotto controllo e curata. Gli antiacidi sono utili? Nelle donne più giovani, quando è causata da stress, spesso è sufficiente un antiacido. In realtà questo farmaco risolve solo alcuni dei sintomi della dispepsia (nello specifico il bruciore di stomaco), ma in molti casi ha un ottimo effetto placebo: il solo pensiero di avere una soluzione fa sparire il problema anche in soli 2-3 giorni in molte persone. Se invece la digestione lenta è legata a una ridotta motilità intestinale, il domperidone in compresse ripristina il giusto meccanismo anche in soli 4 giorni. Se la digestione lenta si abbina a crampi e spasmi, il medico punterà su molecole come la levosulpiride o a base di scopolamina butil-bromuro, che rilassano l’intestino.

Se però la dispepsia è di tipo ulceroso, quindi con prevalenza di acidità e rischio di gastrite, lo specialista potrà prescrivere un farmaco inibitore della pompa protonica per qualche mese, che ridurrà l’ipersecrezione di acido cloridrico. Infine, occorre escludere la presenza dell’Helicobacter Pylori (basta fare l’urea breath test, o test del respiro), un germe che provoca l’ulcera e che può essere sconfitto dagli antibiotici.

In moltissime donne lo stress è fondamentale, specialmente nei soggetti più giovani. Un esempio piuttosto classico è quello di una studentessa che soffre di nausea, crampi addominali e pesantezza di stomaco sotto esami. Quando invece si riposa o è in vacanza non soffre di alcun sintomo. Succede questo perché il cervello della studentessa non elabora con l’intestino i problemi che l’affliggono. Il consiglio è quello di fare degli esami del sangue per verificare la funzionalità del fegato (transaminasi, fosfatasi alcanina, gamma GT, bilirubina) e del pancreas (amilasi e lipasi).

La dispesia ha dei sintomi in comune con il colon irritabile e l’acidità di stomaco. Quella che normalmente si definisce colite però alterna periodi di stipsi a periodi di diarrea, cosa che invece non succede con la dispepsia. Inoltre i crampi intestinali non si concentrano sopra l’ombelico, ma caratterizzano diverse parti della pancia. Il reflusso gastroesofageo provoca un dolore lancinante alla bocca dello stomaco e dietro lo sterno, tanto che a volte è scambiato per infarto. Nella dispepsia il dolore è meno forte e si percepisce sul diaframma e non sulla schiena.

La digestione lenta è in testa alla hit parade dei disturbi digestivi e colpisce 4 italiani su 10 (40 %). Seguono reflusso gastrico e colon irritabile. Se l’intestino diventa pigro e la digestione si trasforma in un vero e proprio calvario, è colpa soprattutto dello stress e dell’ansia in 3-4 casi su dieci, circa il 30%. Acidità, reflusso e bruciori di stomaco: in questi casi il rischio è l’ulcera. Se si soffre di digestione difficile è meglio puntare su cibi facilmente digeribili. Quali sono? Sicuramente una pasta poco condita, un pesce bollito o ai ferri, la carne bianca, l’uovo alla coque, patate e verdure.

Fonte: Starbene