Una delle più irrisolvibili questioni sulla coppia (meglio simili o meglio diversi?) è oggetto dello studio di uno psicologo inglese, Glenn Wilson, che ha elaborato un test che vorrebbe superare l’inghippo, individuando il Compatibility Quotient (quoziente di compatibilità) di una coppia.

Secondo lo psicologo, il principio della similarità tra due potenziali partner è l’unico a ottenere evidenze scientifiche: somiglianze di personalità, preferenze, visioni del mondo. Quanto più ci si somiglia, tanto più pare probabile il buon affiatamento della coppia.

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E dove sono finiti quei principi (forse un po’ consolatori), come “gli opposti si attraggono”, oppure “lui/lei mi completa”. Balle, dice Wilson:

“Nella storia dell’evoluzione, uomini e donne hanno messo a punto diverse strategie indirette per selezionare, attrarre, cacciare e conservare i propri partner. Tutti questi stratagemmi hanno lo scopo di aumentare il più possibile le probabilità di perpetuare i propri geni nelle generazioni successive.”

Quest’opera di selezione può essere semplificata e riportata alla luce in modo misurabile attraverso un questionario che prende in considerazione 25 caratteristiche fisiche e psicologiche, che vanno dall’aspetto fisico alle opinioni politiche, passando dalle esperienze sessuali, alla tolleranza al fumo, ai cibi preferiti, al livello di reddito e altro ancora.

Forse non è il massimo del romanticismo, ma pare che funzioni. Tanto che Wilson sarà ospite alla Sapienza giovedì 26 maggio per il seminario “La scelta del partner e il successo di una relazione”. Il suo questionario, infatti, si è negli anni standardizzato: è il suo lavoro, iniziato nei primi anni duemila, ad aver posto le basi per i software dei siti di incontri online e delle agenzie matrimoniali. Sorprendente, vero?

L’inventore di questo metodo, dunque, è il più grande sostenitore del vecchio motto “chi si somiglia si piglia”. La scienza non sempre ci azzecca, ma è meglio di niente e forse sarebbe sbagliato non tenerne conto.