A scuola i bambini sono affidati agli insegnanti, che hanno una tabella di marcia molto precisa da rispettare. Ma chi sorveglia i piccoli alunni prima e dopo le lezioni? È presto detto. Il personale è carente a causa dei tagli, e ai genitori non resta che pagare in nero i bidelli.

Succede a Livorno, dove i genitori dei bambini che frequentano una scuola elementare in città hanno pensato di trovare una soluzione utile per tutti per far fronte alla carenza di figure pagate dallo Stato per sorvegliare gli alunni: rivolgersi ai bidelli, baby-sitter private oppure alle stesse mamme e papà degli alunni.

A causa dei vari tagli che hanno coinvolto la scuola pubblica, infatti, nella maggior parte degli istituti scolastici non è più possibile avere a disposizione bidelli e custodi che possano garantire la sorveglianza dei bambini prima dell’apertura, e dopo la chiusura. Per molti genitori, infatti, è indispensabile poter accompagnare e riprendere i propri figli prima e dopo l’orario fiscale.

Lasciare i bambini in cortile, senza nessuno che li guardi, è fuori discussione, è spesso l’unica soluzione è rivolgersi ai bidelli in cambio di una paga in nero, circa 15 euro al mese. Si tratta di un’iniziativa dettata dalla necessità di conciliare lavoro e cura dei figli, che tuttavia sta destando molto scalpore e non solo in ambito locale.

La vicenda, infatti, tocca un argomento molto delicato che si spinge oltre la questione legata ai tagli, e che invece coinvolge la sicurezza dei bambini, che almeno nell’ambito scolastico non dovrebbe essere negata. I dirigenti scolastici, d’altra parte, ne sono al corrente e non possono che comprendere le motivazioni dei genitori, come spiega Gianna Valente.

«Ci affidiamo a una custode. I genitori l’hanno contattata direttamente e le hanno chiesto se era disponibile a venire a scuola una mezz’ora prima per sorvegliare i bambini».

Una possibile soluzione potrebbe essere concedere ai genitori orari di lavoro più flessibili, ma certamente chi rischia di rimetterci in tutta la faccenda sono proprio i più piccoli, ai quali potrebbe venire a mancare il diritto di essere protetti anche prima e dopo l’orario scolastico.

Fonte: Corriere