Basta brutti voti a scuola: il preside del liceo Berchet ha lanciato questa proposta durante un consiglio prima di Pasqua e adesso ne parlano tutti: un 3 in pagella è un voto oppure un’inutile umiliazione? Secondo Innocente Pessina questi voti creano troppa ansia agli studenti, che sono più fragili di un tempo.

Ha ragione? Stando alle tante reazioni – comprese quelle un po’ scioccate di alcuni colleghi della prestigiosa scuola milanese dove si diplomò anche l’attuale sindaco Giuliano Pisapia – non è certo l’unico punto di vista. Il dirigente dell’istituto, raccontano fonti catturate dai giornali della città, avrebbe riferito queste parole:

«Ho visto troppi ragazzi andare in crisi per una raffica di due. Alcuni smettono di mangiare, altri abbandonano la scuola distrutti. Sì, sono diversi da come eravamo noi. Cerchiamo di capirli.»

Non mancano tuttavia delle ottime ragioni nel senso contrario: la legge prevede voti dall’uno al dieci, i voti finali sono decisi da scrutini collegiali. Ma soprattutto, la frustrazione, il fallimento, sono sentimenti, esperienze che molti psicologici e pedagogisti considerano fondamentali nella crescita verso l’età adulta. Insomma, stiamo parlando di paura per la fragilità dei giovani o della fragilità degli insegnanti?

Com’è noto, non si era mai vista una tale pressione sociale verso gli insegnanti, malpagati dallo Stato e spesso maltrattati dai genitori di figli unici viziati e coccolati, mai discussi. Tanto che le statistiche parlano di vere e proprie fughe, per chi può, verso la pensione e di un’insoddisfazione record nella professione. Non molti invece sanno che una circolare dell’ex Ministro Gelmini, tutt’ora valida, già consigliava le scuole di non andare in ogni caso «mai sotto il 4». Insomma, il rischio di gettare la spugna è molto concreto, e non è affatto educativo.

Ora arriva questa proposta, che spacca a metà – come sempre in Italia – l’opinione pubblica: educare senza punire è la visione giusta? Oppure è giusto che una valutazione consideri soltanto il valore oggettivo dello studio secondo parametri matematici, magari considerando anche i voti come 9 e 10? Voi cosa ne pensate?

Fonte: Corriere della Sera