La tecnologia ha cambiato la nostra privacy e i problemi che ne derivano, anche e soprattutto coi minori. Per questo ne è coinvolta anche la scuola. La riservatezza, il contrasto al possibile abuso dei dati sensibili, la loro protezione, i limiti agli strumenti in possesso agli studenti e quelli nuovi in mano ai docenti, sono al centro delle regole che il Garante ha prodotto per questo nuovo anno scolastico.

Varie norme da rispettare, che parlano dei casi in cui c’è obbligo del consenso, fino agli scrutini e voti pubblici. Sì alle foto della gita su Facebook, ma non senza il consenso dei ragazzi che vi sono ritratti. No, invece, alla pubblicazione dei nomi degli studenti le cui famiglie non pagano le rette. Il concetto più importante: le scuole devono rendere noto alle famiglie e ai ragazzi, attraverso un’adeguata informativa, quali dati raccolgono e come li utilizzano.

Ma veniamo all’elenco preciso delle regole e raccomandazioni:

TEMI IN CLASSE – Non lede la privacy l’insegnante che assegna ai propri alunni lo svolgimento di temi in classe riguardati il loro mondo personale. Ma sta alla sua sensibilità, nel momento in cui gli elaborati vengono letti in classe, trovare l’equilibrio tra esigenze didattiche e tutela della riservatezza, specialmente se si tratta di argomenti delicati.

CELLULARI E TABLET – L’uso di cellulari è consentito per fini strettamente personali, ad esempio per registrare le lezioni, e sempre nel rispetto delle persone. Spetta comunque agli istituti scolastici decidere nella loro autonomia. Non si possono diffondere immagini, video o foto sul Web se non con il consenso delle persone riprese. La regola è sempre la stessa: lo strumento, tablet o smarphone, è buono se usato didatticamente, cattivo se usato come distrazione dalla lezione.

RECITE E GITE – Non violano la privacy le riprese video e le fotografie raccolte dai genitori durante le recite, le gite e i saggi scolastici. Le immagini in questi casi sono raccolte a fini personali e destinati a un ambito familiare o amicale. Nel caso si intendesse pubblicarle o diffonderle in rete, anche sui social network, è necessario ottenere il consenso delle persone presenti nei video o nelle foto.

RETTA E MENSA – Dato che ci sono stati casi clamorosi in questo senso, con sindaci che hanno messo all’indice genitori morosi delle rette senza interessarsi dell’effetto sociale sui figli, il Garante precisa che è illecito pubblicare sul sito della scuola il nome e cognome degli studenti i cui genitori sono in ritardo nel pagamento della retta o del servizio mensa.

TELECAMERE – Sempre più scuole installano sistemi di videosorveglianza, soprattutto dopo il terribile attentato di Brindisi. Ma se le videocamere sono all’interno, quindi a circuito chiuso, devono funzionare solo negli orari di chiusura degli istituti e la loro presenza deve essere segnalata con cartelli.

LAVORO – Le scuole possono comunicare ad aziende e amministrazioni pubbliche, su richiesta degli studenti, i dati personali dei ragazzi al fine di agevolarne l’orientamento, la formazione e l’inserimento professionale.

QUESTIONARI – Regolamentazione anche per quanto riguarda i tanti sondaggi che finiscono sui banchi degli studenti. L’attività di ricerca con la raccolta di informazioni personali tramite questionari non è bloccata, ma studenti e genitori devono essere lasciati liberi di non aderire all’iniziativa.

PAGELLA online – La digitalizzazione comporta sempre dei rischi. È il caso dei voti, sui quali il MIUR deve ancora esprimersi con chiarezza. Il problema è che questo tipo di infoprmazioni deve essere ripulit da tutti gli elementi potenzialmente discriminatori, come origine etnica, handicap, perché il rendimento non venga associato a nulla e nessuno in modo negativo.

Fonte: Garante della Privacy