Il Ministro Francesco Profumo sta studiando l’ipotesi di anticipare il diploma ai 18 anni, adeguandosi così all’Europa. Una proposta uscita soltanto durante un’intervista radiofonica che ha messo un fibrillazione il mondo della scuola, già alle prese con i tanti problemi del corpo docente e del valore degli studi.

L’obiettivo del titolare del MIUR è chiaro: ridurre il percorso scolastico degli studenti italiani per renderli più competitivi rispetto ai coetanei europei, che escono dalla scuola dell’obbligo ed entrano, eventualmente, in quello universitario, prima di loro. Ovviamente i metodi sono due: tagliare di un anno il corso di studi, creando due blocchi di studio di cinque anni l’uno, più un biennio finale di indirizzo, oppure anticipare di un anno l’ingresso alle elementari: a cinque anni invece che sei.

La prima ipotersi è quella più strutturale, forse anche affascinante, ma è molto arduo che un Ministro di un governo “a tempo” possa intraprendere un’iniziativa del genere, che si confronterebbe subito con l’ostilità dei sindacati, visto che comporterebbe circa 40 mila esuberi nella scuola. Che andrebbero ad aggiungersi ai 200 mila precari.

La seconda è invece più praticabile. Ma è stata smentita la notizia secondo cui era pronta una task force di esperti che entro la fine dell’anno avrebbe sottoposto al ministro un disegno di legge da portare in Consiglio dei Ministri. La proposta, in ogni caso, sembra piacere molto ai genitori. Nel 1997, l’allora Ministro Berlinguer tentò questa via e fallì, sempre per il contrasto coi sindacati ma anche perché non convinse le famiglie italiane. Stavolta sembra invece che nella consueta frattura favorevoli/contrari, la partita sia aperta.

Per sostenerlo, basta controllare i dati degli ultimi anni, dopo la parziale riforma di Letizia Moratti, che permise l’anticipo ai bambini che compiono sei anni entro il 30 aprile dell’anno successivo: il loro numero cresce di anno in anno. Per ragioni comprensibili: si permette al figlio un vantaggio competitivo, mentre per le famiglie il passaggio dall’asilo nido alle elementari è spesso occasione di un forte risparmio economico e di un’organizzazione più semplice.

Non la pensano così, però, insegnanti e presidi, che hanno espresso in più occasioni attraverso i loro rappresentanti molte perplessità sui “primini”. Forse per cautela ed evitare facili delusioni, il Ministro ha spiegato il suo intento ma anche che non arriverà nessuna riforma in tal senso, non presto, almeno:

«L’obiettivo, al contrario di quanto denunciano i sindacati, non è di tagliare, ma di creare un sistema formativo migliore per avere cittadini più robusti in grado di competere in un mercato sempre più europeo.»

In un comunicato del MIUR, viene anche specificato il mandato del ministro è sempre stato interso come opportunità di lavoro per una «oliatura» del sistema e non come occasione di una sua ulteriore riforma. Marcia indietro, oppure un necessario silenzio prima di una proposta di legge? La maggioranza politica e nel paese per questa riforma ci sarebbe, ma bisogna fare i conti con il mondo stesso della scuola.