I quarantenni di oggi, bamboccioni o manager di successo, sono diventati negli ultimi tempi l’oggetto del desiderio della cinematografia italiana. Così a distanza di pochi mesi, due registi italiani di successo, Federico Moccia e Gabriele Muccino, hanno dedicato i loro ultimi film a questa categoria di uomini.

Per rivalità o sana competizione, entrambi i registi prediligono un pubblico giovane, anche se trattano di ultratrentenni.

Così Federico Moccia con la commedia romantica per adolescenti “Scusa ma ti voglio sposare“, in uscita al cinema il 12 febbraio, racconta di quarantenni romantici alla continua ricerca della felicità e della realizzazione dei propri sogni. Invece Gabriele Muccino con “Baciami ancora“, film nelle sale da fine gennaio, descrive quarantenni deboli, frustrati, senza valori che devono fare i conti con il fallimento dei loro sogni.

Se Moccia parla di amicizia sincera tra uomini, pronti ad aiutarsi vicendevolmente, i quarantenni di Muccino sono egoisti, spesso narcisisti e asociali.

Inoltre, se i quarantenni di Muccino cercano l’amore attraverso le infedeltà coniugali e le debolezze altrui, quelli di Moccia fanno introspezione e trovano da soli la strada per la l’assoluzione.

In Muccino c’è sesso e disperazione, in Moccia timidi baci, sconforto e romanticismo.

In realtà entrambi i quadretti non sembrano rispecchiare la realtà: se Muccino esaspera nel negativo, Moccia lo fa in positivo.

I quarantenni di oggi sono dei bamboccioni fedifraghi o degli innocenti e gentili con la sindrome di “cappuccetto rosso”?

Forse i quarantenni di oggi sono entrambe le cose o nessuna delle due, comunque Raoul Bova, scelto da Moccia quale protagonista del suo film, è sicuramente più affascinante di Stefano Accorsi, protagonista del film di Muccino.