Dopo Barbie chirurgo, veterinaria e astronauta, arriva Barbie col burqa.

Come riporta il sito del Corriere Fiorentino, tra le diverse interpretazioni della bambola più famosa del mondo, andate all’asta venerdì 20 novembre presso il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, c’era anche, per la prima volta, una Barbie coperta da un burqa.

Tutto ciò a scopo benefico: il ricavato dell’asta, organizzata da Mattel Italy e battuta da Sotheby’s, verrà infatti devoluto all’organizzazione internazionale “Save the Children”, in prima linea per la difesa dei diritti dei minori.

Per l’occasione sono state messe all’asta, insieme alla Fiar 500 “shock car” e ad altri oggetti firmati ad hoc da Kartell, Cesare Paciotti e Assouoline, altre rivisitazioni della bambola più famosa del mondo: la Barbie con il burqua veniva affiancata da quella con il kimono, da Barbie con il sari indiano come da quella in tailleur. Si tratta insomma di un omaggio a diverse culture ed etnie: Barbie non è più solo un’affascinante e bionda ragazza americana, ma va alla scoperta del mondo e ne interpreta gli usi e i costumi.

L’intento di internazionalità e di affermazione della “diversità” è stato ribadito anche dalla mostra “Unico.” organizzata presso la Galleria “Il Serraglio”, sempre a Firenze, dove dal 19 al 22 novembre sono state esposte 500 Barbie nere vestite secondo i costumi tradizionali femminili di diverse culture, disegnati ad hoc dall’artista Eliana Lorena, che ha scelto Barbie per diffondere questo messaggio proprio perché, come racconta dal sito Web dedicato alla mostra, è l’immagine per eccellenza della bellezza standardizzata:

Prendo la Barbie, dice, perché è un’icona forte e perché scegliere lei (che è omologazione per antonomasia) è darle un’identità altra.

Certo l’intento è giusto e assolutamente condivisibile: in un’epoca di globalizzazione sempre più culturale oltre che economica è giusto ricordare l’importanza del mantenimento delle identità culturali.

Ma il burqa, che in Italia continua ad essere oggetto di forti controversie, è davvero un costume che va accettato e rappresentato?

Soprattutto nel momento in cui a schierarsi apertamente contro di esso, fra tante voci, si sente quella della Presidente dell’Associazione delle Donne Marocchine in Italia, la giornalista e deputata PDL Souad Sbai, che ha presentato lo scorso maggio una proposta di legge volta a chiedere il divieto di uso del burqa in luoghi pubblici perché lo definisce “uno strumento di sottomissione della donna”, e che proprio per questo si è detta soddisfatta, come riporta un suo comunicato stampa, del provvedimento di legge recentemente emesso dal Grande Imam dell’Università di Al Azhar contro l’uso del burqua e del niqab.

È corretto vestire una bambola di un costume dal significato tanto forte e controverso, seppure a scopo benefico?