Nel mondo sono 17.000.000 e in Italia ne soffrono circa 300.000 persone: per la maggior parte donne tra i 18 e i 45 anni. Per lo meno questi sono i dati dei pazienti in terapia.

È la Sindrome della Stanchezza Cronica (Cfs), identificata negli anni ’80 e riconosciuta ufficialmente come una malattia dai Centers of Disease Control nel 1999. In Italia è stato l’On. Antonio Guidi, ex sottosegretario alla salute, a porre l’attenzione sulla malattia.

Un disturbo invalidante e spesso sottovalutato per le difficoltà nel definire i sintomi e nel delineare una diagnosi, che però con interventi adeguati può migliorare e in alcuni casi regredire fino alla guarigione del paziente.

Oggi, grazie ad una ricerca statunitense condotta dalla dott. Judy Mikovits, direttore del Whittemore Peterson Institute di Reno, in collaborazione al National Cancer Institute e alla Cleveland Clinic, e pubblicata su Science, si sono forse trovate le origini organiche di questa patologia.

L’indagine ha evidenziato che una delle cause potrebbe essere lo Xenotropic Murine Leukemia Virus (XMRV), un retrovirus che può rimanere latente nel DNA oppure scatenare l’infezione in soggetti predisposti geneticamente ed esposti a particolari fattori ambientali. Come è accaduto a 68 dei 101 pazienti coinvolti nello studio.

Questa scoperta, che ancora necessita di essere sperimentata e approfondita, apre nuove possibilità terapeutiche, soprattutto perché il virus incriminato appartiene alla famiglia del più noto HIV (immunodeficienza acquisita), responsabile dell’AIDS. Potrebbero quindi essere utilizzati gli stessi farmaci antivirali anti AIDS.

Uno dei primi ad occuparsi di fatica cronica in Italia è stato il dott. Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Aviano (Pordenone), dove è sorto uno dei centri specializzati. Altri si trovano a Pavia, Belluno, Pisa e Chieti.

Di fatto non esistono protocolli di cura definiti, ma il problema è serio e merita attenzione: chi ne soffre è spesso costretto a lasciare studi e lavoro, indebolito da una spossatezza fisica e mentale che talvolta conduce alla depressione.

Un terzo delle persone che ricorre al medico dichiara di sentirsi stanco. Tra le cause possibili: stress, carichi eccessivi di lavoro, infezioni, disfunzioni della tiroide, forme di depressione o malattie psicosomatiche o, purtroppo più frequentemente, un uso incauto di sedativi, tranquillanti, analgesici, steroidi e betabloccanti. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di una stanchezza periodica e transitoria.

Può essere richiesta un’indagine clinica più approfondita per verificare una diagnosi di CFS quando invece la stanchezza perdura oltre i sei mesi e permangono, contemporaneamente e per tutto il tempo, almeno quattro dei seguenti sintomi: cali di memoria e concentrazione, mal di gola, comparsa di linfonodi, dolori articolari e muscolari, tendiniti, mal di testa, disturbi del sonno e senso di debolezza associato a stati febbrili.

Niente panico, solo informazione, consapevolezza e capacità di ascolto delle proprie emozioni. Una ricetta per vivere meglio.