Ovvero quando il bambino dovrebbe essere bilingue, se in famiglia si parla una lingua straniera, ma si rifiuta di parlarne una.

Può capitare, infatti, che il bambino bilingue non voglia parlare una delle due lingue per motivi vari. È un fenomeno abbastanza diffuso, ma non è difficile risolvere il problema. Devi sapere, intanto, che il tuo bambino potrebbe vivere la fase del ”bilinguismo passivo”, ovvero capisce una seconda lingua, ma non la parla o non vuole parlarla.

In questo caso, sarebbe utile capire perché e come si potrebbe stimolare il bambino. Intanto il fatto che sappia capire una seconda lingua anche se non vuole parlarla è già positivo, in quando trovandosi nella necessità, prima o poi, di dover parlare una seconda lingua perché magari potrebbe trovarsi in un paese dove si parla solo quella lingua, lui è in grado di parlarla, perché pur non parlandola di fatto l’ha memorizzata.

I motivi di questo rifiuto potrebbero essere diversi. Ad esempio, lui vuole usare la lingua con la quale riesce ad esprimersi più facilmente e a farsi capire meglio. Inoltre la scelta di una lingua preferita può avere anche cause affettive. Forse preferisce comunicare con la lingua che parla abitualmente il genitore al quale si sente più legato per esprimergli meglio i suoi sentimenti.

In certi casi questa sua ”diversità”, perché tale lui la considera, potrebbe creargli disagio e portarlo addirittura al rifiuto di parlare una lingua che lo distingue dagli altri in qualunque ambito si trovi: a casa, a scuola, con gli amici. È opportuno, quindi, per evitargli disagio psicologico, non obbligare tuo figlio a dare prova delle sue capacità linguistiche di fronte agli altri, perché la tua insistenza potrebbe spingere il bambino a rifiutare la seconda lingua, pur cnoscendola.

Il rifiuto di parlare una lingua potrebbe coincidere anche con i vari inevitabili cambiamenti che si accompagnano alla sua crescita o con periodi particolarmente difficili nel suo percorso di sviluppo. Tieni presente, quindi, che il bilinguismo passivo non è una malattia, ma un fenomeno, pur senza sottovalutarlo, da capire, da seguire senza troppe insistenze, da non percepire come ”diversità”. Come abbiamo già detto, è importante che capisca la seconda lingua e che sia in grado di parlarla al momento opportuno.