8 ore di lavoro 5 giorni su 7 e un rapporto sessuale alla settimana con il proprio capo alla modica cifra di 36mila euro all’anno. Era questo, in maniera molto semplificata, il contratto che la segretaria 32enne dell’assessore Luigi De Fanis era stata costretta a firmare.

Un documento ridotto a mille pezzi dalla stessa donna e conservato in un cassetto di un mobile di casa sua; gli inquirenti hanno  impiegato giorni e giorni per rimettere insieme i pezzi, ma alla fine la triste verità è venuta a galla.

La donna era stata coinvolta, inoltre, in un giro di tangenti chieste ai piccoli operatori culturali che le era costato, lo scorso novembre, l’arresto insieme allo stesso assessore e a due dipendenti della Regione Abruzzo. I reati contestati erano concussione, truffa aggravata e peculato. Durante un interrogatorio la segretaria avrebbe confermato di aver avuto una relazione con l’assessore: “Era ossessionato da me – ha spiegato – mi ha costretto a firmare quel contratto. Io non ho potuto rifiutare. Ho avuto paura…“.

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