Essere workaholic non compensa l’infelicità nel privato: buttarsi sul lavoro se la vita sentimentale, o familiare, non ci entusiasma non è una buona idea, ma rischia di compromettere anche la stabilità e il benessere in ambito professionale.

Per i tanti workaholic che popolano gli uffici, quindi, la recente scoperta di un team universitario inglese rappresenta una magra consolazione. Secondo uno studio condotto presso la Kingston University di Londra, infatti, vita privata e lavoro sono saldamente legati, tanto che i problemi che colpiscono uno dei due ambiti si riflettono irrimediabilmente sull’altro.

Secondo gli studiosi non esistono prove che rendano realistico il pensiero comune alla maggior parte delle persone: l’infelicità nella vita privata è compensata dal lavoro.

Anzi, da un sondaggio effettuato su 10.000 persone in 30 paesi europei è emerso come il rapporto tra soddisfazione personale nella professione e serenità familiare possa subire molti cambiamenti sulla base del sesso, dell’età e dello stile di vita.

Secondo il professor Georgellis, a capo dello studio, l’esistenza di variabili si manifesta in modo molto evidente nelle esponenti di sesso femminile. Essere infelice sul lavoro è uno stato meglio tollerato dalle giovani mamme, o comunque dalle donne che hanno figli in età prescolare. La scala delle priorità delle madri è quindi differente, ma si modifica a sua volta con la crescita dei bambini, per cui con l’arrivo dell’adolescenza il legame tra lavoro e soddisfazione personale si rafforza notevolmente.

«Lo studio rileva che essere felici sul lavoro diventa meno importante nelle donne che hanno bambini in età prescolare, probabilmente perché essere madre cambia la posizione del lavoro nella scala delle priorità

Secondo questa ricerca, pubblicata sul British Journal of Management, il rapporto tra la felicità personale e quella in ambito lavorativo è molto più forte nelle persone single, mentre si manifesta in misura decisamente inferiore negli individui sposati. Insomma, essere workaholics e troppo dediti al lavoro non aiuta in nessun caso, ma certamente dipende anche dalle caratteristiche della vita che ognuno di noi ha al di fuori dell’ambito professionale.

Un altro dato interessante riguarda le sostanziali differenze tra i risultati del sondaggio nelle nazioni europee con prodotto interno lordo simile, come la Francia, la Germania e l’Austria, dove la correlazione tra lavoro e soddisfazione nel privato si è dimostrata molto debole, e gli stati dell’est europeo come Croazia, Ungheria e Romania, i cui abitanti hanno invece manifestato un forte legame tra i due ambiti.

Fonte: Telegraph