Sesso e neuroni funzionanti non sembrano proprio andare di pari passo. È questa la scoperta di un’inchiesta della rivista Psychology Today, che ha rivelato come la quantità dei rapporti sessuali sia inversamente proporzionale all’intelligenza: in altre parole, più si è stupidi e più aumentano esponenzialmente gli incontri hot.

Di primo acchito, sembrerebbe la conferma di un ormai noto stereotipo: gli individui intelligenti sono visti nell’immaginario comune come cervellotici nerd, poco avvezzi alla cura del proprio aspetto fisico, magari abbelliti da occhialoni di stampo retrò e piegati dall’annoso problema dell’acne. Un simile quadro, per molti, sarebbe di per sé più che sufficiente a spiegare la carenza di divertimento sotto le lenzuola. Ma, in realtà, sono moltissime le persone estremamente intelligenti e altrettanto affascinanti e, per questo motivo, la ricerca ha voluto spingersi oltre, coadiuvata anche dallo studio annuale “Sex, status, and reproductive success in the contemporary United States”.

A entrare in gioco, perciò, non è soltanto l’estetica, ma numerose variabili socioeconomiche. Lo stigma della bruttezza da cervellone, sia in chiave maschile che femminile, sembra avere effetto solo durante l’adolescenza, dove effettivamente i ragazzi più dotati mentalmente arrivano in ritardo all’agognato traguardo del primo bacio. Ma in età adulta la condizione migliora, perché aumentano di conseguenza anche le possibilità di trovare persone con interessi simili e di essere apprezzati per il proprio vero io. La mancanza di {#sesso}, perciò, sembra essere più connessa a un fattore di gestione di risorse ed energie, sia in chiave fisica che economica.

A quanto pare, i cervelloni non vengono privati dell’erotismo contro il loro volere, ma decidono deliberatamente di eliminarlo dalla propria esistenza. Questo perché spesso le relazioni, siano essere durature o occasionali, sono viste come distrazione dai veri obiettivi della vita e, non ultimo, si ha la paura che l’eventuale crescita di un sentimento e la conseguente {#famiglia} possa influire negativamente sul budget da dedicare ai propri studi e alla crescita personale. L’ipotesi è confermata dallo psicologo Aurelio José Figueredo:

“Chi è più intelligente ha sviluppato più risorse permettendosi così di rinunciare a un’attività sessuale frequente, perché qualora avesse un figlio avrebbe accumulato più risorse da dedicargli e trasmettergli”.

Per molti, tuttavia, questa apparirà come una mera giustificazione più che un reale dato di fatto. La questione, come accennato poc’anzi, viene trattata a partire da uno stereotipo e con lo stesso stereotipo ne elabora gli esiti. Affermare che tutte le persone dotate di intelligenza siano poco attraenti, lontane dalle occasioni sociali o, semplicemente, mosse da priorità diverse da quelle della soddisfazione fisica, appare di certo come un’affermazione fuorviante. L’intelligenza, infatti, può essere ravvisata anche negli insuperabili corteggiatori, negli individui che fanno della seduzione la loro arma e, ovviamente, di certo il sesso non manca negli uomini e nelle donne di cultura. E, con decisa sicurezza, non è certo la bruttezza a costituire un deterrente ai rapporti sessuali, sia perché le persone intelligenti non sono necessariamente sgradevoli alla vista, sia perché la bontà dell’esteriorità pare essere un parametro soggettivo che muta tra persone e contesti. Più che intelligenza in senso ampio, perciò, bisognerebbe parlare di estremizzazione: la sessualità è carente fra gli estremi del continuum umano, in particolare proprio per quell’etichetta, effettivamente rara, del cervellone descritta poc’anzi. Inoltre, si dimentica come l’intelligenza possa essere direttamente proporzionale a un fattore non da poco negli amplessi: la qualità.

Sembra essere dello stesso avviso anche un uomo di cultura come Vittorio Sgarbi il quale, dalle pagine de Il Giornale, ha tentato di confutare i risultati di questa survey, dimostrando come fine intelligenza e piacere sessuale possano convivere serenamente, senza necessariamente ricorrere a spiegazioni sociologiche, ambientali ed economiche.

“Che le persone intelligenti facciamo meno sesso, come sostiene la rivista americana Psychology Today, è possibile, anzi è una realtà quasi inevitabile. E posso capirlo. Si parla infatti della intelligenza come un’astrazione: essa ci indica le priorità, le precedenze, le opportunità. La vita di molti preti intelligenti e casti lo dimostra. Si può convenire che “l’intelligenza è associata in senso negativo alla frequenza dell’attività sessuale”. Dovrò quindi essere annoverato fra i cretini? La mia vita e i miei comportamenti contraddicono queste premesse”.