Essere workaholic significa aver sviluppato una patologica dipendenza dal lavoro: non si lavora più per vivere, ma si vive solo in funzione del proprio mestiere. Le conseguenze possono essere disatrose: lo stress da lavoro è la prima, ma è probabile che il problema sconfini in disturbi fisici e sociali di varia natura.

Un lavoratore workaholic non si accorge subito di essere diventato dipendente dalla propria attività lavorativa. Per questo, occorre leggere bene i segnali del workaholism, prima che lo stress da lavoro si faccia irreparabile e famiglia e fisico ne risentano notevolmente: problemi cardiovascolari e gastrointestinali, isolamento e rottura dei rapporti sono le conseguenze dirette più evidenti.

Il primo campanello d’allarme dovrebbero essere le ore di lavoro passate in ufficio. Un workaholic può tranquillamente arrivare a lavorare anche cinquanta ore a settimana, senza soluzione di continuità. A favorire tale atteggiamento, oggi, concorrono le tecnologie mobili che ci tengono sempre collegati a Internet ovunque siamo. Se un’e-mail arriva a tarda ora e ci si mette subito a lavorare, senza aspettare il mattino successivo per riprendere la mansione in orario d’ufficio, allora vuol dire che qualcosa non va: la mente è sempre rivolta a un unico e solo pensiero, il lavoro.

In casa, si parla di lavoro. Non c’è più tempo libero; anche quello destinato agli hobby viene occupato dalle mansioni lavorative. Se non si lavora si avverte una forte tensione, che deve essere convogliata e scaricata solo nel lavoro. La cosa comporta anche altre inequivocabili situazioni di contorno: un workhaolic tende a fare pressione sui propri colleghi e a isolare chi non si adegua al suo ritmo di lavoro; di conseguenza, chi dipende dal lavoro viene isolato dai colleghi che non comprendono un atteggiamento così estremo.

L’isolamento sociale e familiare, con i conseguenti problemi di coppia, è un altro fattore da non trascurare: se si è a questi livelli, significa che si è passato sin troppo tempo in preda al workaholism senza aver fatto nulla per evitarlo.

Chi dipende dal lavoro spesso non si accorge di quanto sta avvenendo. Per questo deve essere aiutato e deve potersi confrontare con gli altri. I modi per uscirne sono molti. ad esempio, parlare con chi ha gli stessi atteggiamenti. Oppure, consultarsi con uno psicologo del lavoro. In ogni caso, occorre saper fare dei distinguo mentali. In primo luogo, occorre dividere nettamente il tempo del lavoro da quello casalingo, familiare, amicale o sportivo. In secondo luogo, bisogna iniziare a delegare: se è necessario, si può affidare una mansione anche a un collega.

In altre parole, occorre farsi aiutare sul lavoro e togliersi dalla mente l’idea di base da cui parte il workaholism: il sentirsi indispensabili, gli unici in grado di svolgere quel determinato compito.

Fonte: GalTime