In una normale classe di 25 alunni, è molto probabile che almeno uno fra loro abbia un problema di dipendenza da Internet. Abbiamo più volte parlato del problema dei social network, che possono rivelarsi trappole per adolescenti, così come abbiamo suggerito delle buone norme per la navigazione sicura.

Non erano allarmismi. Una ricerca svolta in dieci scuole superiori del Connecticut e pubblicata sul “Journal of Clinical Psychiatry” mostra i dati del fenomeno: il 4 per cento degli adolescenti (là negli USA, ma c’è motivo di credere che anche in Italia le cose siano molto simili) mostra una forma di dipendenza da Internet che sfocia in problemi di salute, fisica e mentale. Li chiamano “always on”, sempre connessi, quelli della generazione degli under 20, nati insieme al Web, parte integrante di un sistema da cui i loro genitori si sentono esclusi.

Questa connessione continua, senza interruzioni, può portare in alcuni casi a non frequentare la scuola per evitare di staccare, a evitare appuntamenti, ad assumere comportamenti a rischio. Una confusione tra vita offline e online che porta a una dissociazione e a un disagio anche grave.

Esiste ormai una forma di depressione tra i più giovani che è correlata all’uso smodato dei social network (la cosiddetta depressione da Facebook), e non si contano i test e gli screening attuati nelle scuole per cercare di educare alla navigazione.

La soluzione prospettata nello studio, infatti, è proprio questa: arrivare nelle scuole e individuare i segnali di allarme prima che diventino casi patologici. Ma, nel caso dell’Italia, siamo sempre al palo dei tagli all’istruzione: con la fatica che si fa a mantenere il livello attuale di ore e di parco insegnanti, come immaginare di riuscire tenere d’occhio anche queste nuove forme di disagio?