L’opposizione ha presentato, all’esame della commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama, un disegno di legge che introduce un incentivo fiscale diretto a promuovere il lavoro delle donne. Sono trascorsi 10 anni da quando, a Lisbona, la UE ha approvato un programma di riforme economiche che favoriva l’occupazione femminile, fino al raggiungimento del 60% di donne assunte.

Ma i risultati attuali sono piuttosto sconfortanti: in particolare in Italia la percentuale è solo del 46,1%, cioè 12 punti sotto la quota richiesta. Inoltre il tasso di occupazione femminile è maggiore nel centro Nord (55,6% nel Nordovest e 56,9% nel Nordest), mentre il Sud rimane indietro con una percentuale di assunzione deprimente di solo il 30,8%.

Il dato del Sud è allarmante, perché è il risultato di una mancanza di stimoli da parte del mondo femminile. Moltissime le donne che abbandonano la ricerca di un impiego, a causa di una scarsa offerta e stipendi inadeguati.

La crisi attuale ha messo in evidenza un tasso culturale e di istruzione femminile superiore rispetto a quello maschile, ma anche scarse opportunità di raggiungere ruoli prestigiosi. E nel caso ciò accadesse, gli stipendi risulterebbero comunque inferiori a un pari livello maschile. Una vera discriminazione sessuale nei confronti delle donne, declassate e costrette a ripiegare su ruoli minori pur di lavorare.

Per questo motivo l’opposizione ha proposto il Ddl che prevede, a parità di stipendio, che il prelievo Irpef di una donna alla prima occupazione sia inferiore a quello esercitato sullo stipendio di un uomo. L’agevolazione è estesa anche alle donne che riprendono l’attività lavorativa dopo 3 anni di fermo.

Per le lavoratrici che vivono in zone svantaggiate, sia territoriali che lavorative, si aggiungerà all’agevolazione fiscale una detrazione forfettaria d’imposta sul reddito in base a tre fasce di reddito, ma entro i 40.000 euro annui.