Sarà un caso, ma in questi giorni il seno che scoppia è al centro dell’attenzione dei media. E non stiamo parlando di un seno “esplosivo” nel senso di décolleté abbondante e mediterraneo alla Jessica Rabbit.

Olreoceano, la TV americana Fox ha lanciato l’invito a non sottostimare l’inventiva di Al Qaeda nel preparare attacchi terroristici. Si teme, infatti, che i qaedisti possano usare delle donne che si sono sottoposte a una plastica al seno per nascondere l’esplosivo, sfuggendo così ai normali controlli in aeroporto.

E oggi, quasi per un brutto scherzo del destino, in Francia è scoppiato uno scandalo, in quanto la procura di Marsiglia ha ritirato dal mercato una serie di impianti mammari al silicone, realizzati con un gel non conforme alle norme. Le protesi sono considerate difettose, ossia hanno un rischio doppio di esplodere rispetto alle altre. Per questo le autorità hanno lanciato un appello a 30.000 donne in tutto il mondo, che si sono sottoposte a un intervento con il gel al silicone della ditta incriminata, ossia la PIP (Poly Implant Prothese) affinché contattino immediatamente il proprio chirurgo.

La PIP infatti, creata nel 1991 con sede in Costa Azzurra, non era stata autorizzata dalle autorità francesi a utilizzare quel tipo di gel. Ma, essendo la quarta produttrice mondiale di impianti mammari, il pericolo è decisamente alto.

L’azienda si è beccata una denuncia per “esposizione al pericolo della vita altrui”, che avvalora i risultati del sondaggio italiano della “Villa Borghese Institute” di Roma: bocche e seni rifatti non sono sensuali per gli uomini, e il 37% li considera indifferenti. Da ricordare a 19 italiane su venti che non si sono ancora sottoposte a un intervento di chirurgia plastica.